Da Alleanza per lo sviluppo ad Alleanza per il lavoro

Le valutazioni di Bankitalia e dell’Associazione Industriali di Perugia confermano la validità delle analisi della Cgil: per l’Umbria la priorità vera è il lavoro!

La relazione della Banca d’Italia sull’economia dell’Umbria conferma l’analisi della Cgil: la crisi ha avuto i suoi riflessi più drammatici sul mercato del lavoro.

Lo stesso Presidente di Confindustria di Perugia, Antonio Campanile, nell’assemblea dell’altro ieri, ha parlato di una perdita di oltre 6mila posti di lavoro, con altri 3mila lavoratori interessati alla mobilità ed è arrivato anche a sostenere che in Italia la crisi incide e pesa più che in altre realtà.

Sono analisi molto vicine a quelle che la CGIL formula ormai da anni, indicando il rischio “declino” per l’Italia. Ma fino a qualche mese fa la nostra era una voce “clamans in deserto”.

Fino a poco tempo fa, infatti, in molti, a partire dal Governo nazionale, negavano l’esistenza della crisi, per poi improvvisamente dichiararla già superata.

Ora, a partire da questa analisi su cui giustamente conveniamo, occorre produrre azioni e iniziative per uscire dalle difficoltà.

In questo quadro per quanto riguarda l’Umbria intendiamo sottolineare alcuni punti fermi:

  1. la crisi nella nostra regione è pesante ed è tutt’altro che conclusa. Dal nostro punto di vista l’elemento più preoccupante è costituito dal fatto che il tasso di occupazione, che era salito a fine 2008 ad oltre il 65%, è precipitato in questi mesi – e sono dati Istat – al 61,3%, con un rischio di ulteriore ridimensionamento, anche in relazione alle conseguenze prodotte dalla manovra economica del Governo che si vedranno solo nei prossimi mesi. Dentro questo quadro occorre essere consapevoli che chi paga di più le conseguenze dell’aumento della disoccupazione sono le fasce deboli del mercato del lavoro e cioè giovani, donne ed immigrati. E’ necessario dunque aprire una discussione ed una iniziativa per dare una risposta alla domanda fondamentale: che fare e come uscirne? Su questo evidentemente ci sono differenze, ma anche convergenze possibili.
  2. Noi come Cgil pensiamo che l’importazione del modello Marchionne in Umbria non è utile a far uscire la nostra regione dalla situazione di difficoltà che la attanaglia. E questo è dimostrato dal fatto che l’Umbria, pur avendo livelli salariali e retributivi inferiori alla media nazionale (quindi un minor costo del lavoro), non ha evitato di imbarcare le conseguenze della crisi e anzi le ha accusate in maniera ancora più evidente. Quindi, nemmeno in Umbria lo scambio diritti-lavoro funziona. Occorre, e come Cgil lo abbiamo sottolineato più volte, realizzare un piano straordinario per il Lavoro, che sia basato sulla valorizzazione e sulla incentivazione della formazione, dell’innovazione e della ricerca; a partire dal comparto manifatturiero, dalle eccellenze che esistono all’interno delle 42 multinazionali presenti, dalle oltre 200 medie imprese, e dalle tante piccole imprese che esistono in Umbria.
  3. Riteniamo necessario ridimensionare il peso e il ruolo della rendita e andare verso una diversa distribuzione della ricchezza. In questo senso condividiamo l’intervento del Prof. Bordignon, che, nell’assemblea di Confindustria, ha sottolineato l’iniquità di un carico fiscale che per l’80% pesa sul lavoro dipendente e sui pensionati. Redistribuire la ricchezza e il carico fiscale significa anche essere pronti alle sfide che il federalismo fiscale pone all’Umbria in termini di una sua unità e progettualità.
  4. Infine, a partire dalla nostra funzione di soggetto sociale autonomo, crediamo che occorra sostenere lo sforzo che sta portando avanti la Presidente della Regione con il varo dell’’Alleanza per lo sviluppo dell’Umbria. Una nuova fase di concertazione è fondamentale, ma va accompagnata anche da uno sviluppo della contrattazione a tutti i livelli, aziendale e territoriale. In questo senso intendiamo raccogliere la sfida del presidente Campanile che nella sua relazione ha parlato della contrattazione di II livello. La si deve sviluppare in tutte le aziende e in tutte le attività produttive, con l’obiettivo di valorizzare il lavoro e di costruire nuovi livelli di produttività e di competitività del sistema umbro. Da questo punto di vista vorrei ricordare che, mentre in Italia molti parlano di compressione dei diritti, in Germania, il Paese in Europa che risponde meglio alla crisi, la multinazionale Siemens ha concordato con le Organizzazioni Sindacali di quel Paese un consistente aumento retributivo. Quindi, crediamo che rafforzare la bilateralità e la contrattazione sia un contributo a rendere l’Alleanza per lo sviluppo uno strumento importante e fondamentale per il futuro della nostra regione. E questo soprattutto se, con la predisposizione di un piano straordinario per il lavoro e l’occupazione, l’Alleanza per lo sviluppo dell’Umbria possa diventare “Alleanza per lo Sviluppo e il Lavoro”.
  5. E’ con questo spirito e con queste parole d’ordine che la Cgil dell’Umbria parteciperà con migliaia di lavoratori alla grande Manifestazione del 27 novembre che si svolgerà a Roma in Piazza San Giovanni e che verrà conclusa da Susanna Camusso, Segretario Generale della CGIL.

Perugia, 11 novembre 2010 Mario Bravi

Segretario Generale CGIL Umbria

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