Bravi: Confindustria pensi meno alla sanità privata e più agli esodati

Cadono davvero le braccia a sentire Confindustria – che cerca di accreditarsi come soggetto coerente e modernizzatore del nostro Paese – sostenere che una tassa del 3% sui redditi che superano i 150mila euro l’anno, per garantire una copertura agli esodati, rappresenterebbe un provvedimento iniquo.

Noi pensiamo che la vera iniquità, che va assolutamente sanata, sia quella relativa alla condizione degli esodati, una “iniquità moderna”, creata del Governo Monti, che si aggiunge alle altre storiche iniquità del Paese (carenza di lavoro per i giovani e questioni sociali sempre più gravi che ci fanno sottolineare che la vera emergenza del Pese si chiama Lavoro).

Noi pensiamo che in una fase di crisi come questa chi ha di più debba pagare di più: questa è la vera equità.

Ricordiamo anche alla Confindustria che nel nostro Paese il 45% della ricchezza è concentrato nelle mani del 10% degli italiani. Una nazione equa avrebbe dovuto far pagare a questo 10%, almeno il 45% del peso della manovra.

Così non è, al contrario di quello che avviene in Francia.

Gli stessi dati del Ministero dell’Economia ci dicono che su 412 miliardi di entrate, 193 derivano da imposte sui consumi (che colpiscono di più i ceti più deboli), 127 miliardi da tasse sul lavoro dipendente e sulle pensioni, 78 da tasse sulle imprese e solo 14 dal cosiddetto lavoro indipendente o autonomo.

Il problema degli esodati è fortemente presente anche in Umbria dove sono oltre 6000 i lavoratori che nella nostra regione attendono risposte certe e sarebbe utile che la Confindustria, oltre ad evitare polemiche strumentali e tese a tutelare solo i più abbienti, si concentrasse di più sulle crisi industriali che attraversano la nostra regione.

Dicevano gli antichi latini: “Nomina sunt consequentia rerum”. Quindi, Confindustria dovrebbe evitare di interessarsi e di spingere verso la privatizzazione del sistema sanitario umbro, su cui si sta concentrando abbastanza spesso nell’ultimo periodo, come abbiamo ascoltato anche nella relazione del presidente Cesaretti, all’ultima assemblea provinciale dell’associazione, per concentrarsi di più in quello che dovrebbe essere il suo ruolo: il sostegno alle attività industriali. Impegnandosi, quindi, anche lei a risolvere il problema dei 6000 esodati umbri e a sostenere progetti per la reindustrializzazione delle zone in crisi (vedi accordo di programma per la Merloni).

Recuperando questo ruolo Confindustria dovrebbe poter dare un contributo per far uscire l’Umbria dalla crisi all’insegna dell’equità e dello sviluppo.

 

27 ottobre 2012
Mario Bravi
Segretario Generale CGIL Umbria

 

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