Crisi: in Umbria attenti alle “false ripartenze”

Si può parlare di timidi segnali di ripresa? Forse è meglio parlare di “una falsa ripartenza”, perché i pochi dati di controtendenza che emergono dall’ultimo rapporto dell’Ires Cgil sull’economia umbra, presentato oggi (19 maggio) a Perugia, non sono sufficienti a delineare una nuova fase di uscita da una crisi arrivata ormai quasi al suo settimo anno. Ne è convinto Mario Bravi, segretario generale della Cgil dell’Umbria, che ha presentato il nuovo rapporto, frutto di una collaborazione ormai consolidata tra l’istituto di ricerca toscano e il sindacato umbro, insieme a Fabio Giovagnoli, direttore dell’Ires Cgil Toscana e Marco Batazzi, ricercatore dell’istituto che ha curato la stesura del focus. “Serve ben altro – sottolinea Bravi – per far ripartire il lavoro, come d’altronde confermano i dati sull’occupazione (calata ancora nel 2013), nonostante i risultati meno negativi dell’ultimo trimestre. Anche la cassa integrazione, che torna a crescere prepotentemente nei primi mesi del 2014, testimonia la permanenza di un’area vastissima di sofferenza occupazionale, che arriva a coinvolgere, tra lavoro iper precario e lavoro che non c’è, circa 120mila persone in Umbria”.

La proposta della Cgil per far fronte a questa emergenza continua è nota. “Noi rilanciamo l’idea di una Piano del Lavoro per l’Umbria che abbiamo presentato nel 2013 e che stiamo aggiornando costantemente”, ha detto Bravi, che ha poi rivendicato la necessità “più che di un jobs act, di jobs fact”, perché “non è con le regole e tantomeno quelle del decreto Poletti che introducono altra precarietà, che si crea il lavoro, ma con i fatti, ovvero investimenti, progetti, risorse”, ha sottolineato.

Eppure, secondo il segretario Cgil, sul tema l’attenzione scarseggia, anche in questa campagna elettorale arrivata ormai alle battute conclusive. “Non possiamo non notare che il tema lavoro è scarsamente presente nel dibattito politico – ha concluso Bravi – e questo è grave perché proprio il lavoro oggi deve essere rimesso al centro di ogni discorso sul futuro del paese e dell’Europa”.

 

 

SINTESI DEI PRINCIPALI RISULTATI DEL RAPPORTO

Presentando sinteticamente quanto è accaduto all’economia regionale nell’ultimo quarto dell’anno possiamo iniziare dal mercato del lavoro umbro: dal lato offerta di lavoro, alla fine del 2013 si sono dischiusi orizzonti meno avversi se consideriamo che l’occupazione nel quarto trimestre è aumentata (da -2,5% a +0,6%) e le persone in cerca di occupazione sono diminuite del 5,3% tanto che tra il quarto trimestre 2012 e il corrispondente del 2013 il tasso di disoccupazione è passato dall’11,4% al 10,8%. Questi andamenti rilevati nell’ultimo trimestre dell’anno sembrerebbero preludere ad una inversione anche se dai toni molto moderati, considerando il ritardo di aggiustamento del mercato del lavoro. Certo il dato medio annuo ci dice anche cose ben diverse, ma simili: i posti di lavoro persi sono stati meno di quelli rilevati nella media del 2012, passando da 5mila e 100 in meno (-1,4%) a 3mila e 800 in meno (-1,1%). La disoccupazione media annua aumenta dal 9,8% al 10,4% con una salita, ed è questo che preoccupa maggiormente, dei livelli di disoccupazione di lungo periodo (da più di 12 mesi) e giovanile (rispettivamente 4,9% e 36,5%).

Se l’offerta di lavoro si è mossa lungo un sentiero non proprio lineare e preciso, alternando spiragli positivi a situazioni ancora critiche, il percorso della domanda di lavoro si è caratterizzato per un ulteriore ridimensionamento in termini tendenziali, ma dai toni più moderati rispetto al precedente trimestre (da -8,1% a -5,8% in termini cumulati) perdendo comunque circa 8mila e 300 posizioni. Tuttavia se articoliamo per modalità di lavoro allora emerge un recupero del lavoro dipendente la cui dinamica torna debolmente positiva (da -1,4% del precedente trimestre a +0,3%) mentre per le altre tipologie contrattuali la contrazione prosegue con toni sempre intensi (da -24,4% a -22,6%).

La cassa integrazione guadagni nei primi tre mesi del 2014 ha raggiunto un livello cumulato di 3,9milioni di ore autorizzate, con un incremento del 12,7%; dopo una chiusura 2013 in netto ridimensionamento (-35,4%) questo recupero è in parte ascrivibile anche allo sblocco della deroga che aumenta in modo vigoroso (+137%) arrivando ad una quota sul totale ore autorizzate del 26,7% con una crescita sostenuta anche della gestione straordinaria (+17,5%) che rappresenta la vera componente strutturale della CIG; la componente ordinaria all’opposto ha apportato un contributo negativo (-17,2%).

La produzione manifatturiera mostra una dinamica che risulta in via di stabilizzazione con una variazione lievemente negativa (da -1,5% a -0,2%) rappresentando il miglior dato degli ultimi sette trimestri; inoltre tornano in positivo la variazione tendenziale del fatturato (da -3% a +0,9%) e quella degli ordinativi totali (da -1,2% a +0,4%). Il dato medio annuo della dinamica della produzione riporta una diminuzione del 2,6% che rappresenta un miglioramento nei confronti del -5,7% medio annuo registrato nel 2012.

Riguardo all’andamento delle vendite al dettaglio si segnala una moderazione della flessione con una contrazione che corrisponde a 2 punti percentuali in meno rispetto al quarto trimestre del 2012 (era -2,7% la variazione); migliora la grande distribuzione (+0,7%) mentre risultano ancora penalizzate le vendite di prodotti alimentari (-4%), risentendo di una drastica e importante revisione del paniere medio di spesa da parte delle famiglie umbre.

Ancora in calo il flusso di beni e servizi venduti all’estero a fine anno, con una contrazione del 7,2% e 281milioni di euro in meno rispetto alla chiusura del 2012, collocandosi così ad un valore esportato pari a 3,6miliardi di euro. Certo se calcoliamo la variazione al netto dell’effetto negativo del comparto dei metalli, il quale diminuisce del 33,9%, allora si avrebbe altresì un incremento delle esportazioni del 7,2% confermando e consolidando il ruolo di “base per l’esportazione” per comparti come la meccanica, il sistema moda e l’alimentare. La bilancia commerciale con l’estero evidenzia un avanzo (1,4miliardi di euro) di poco inferiore al livello dell’anno precedente e in stretta relazione al ridimensionamento delle importazioni (-9,6%).

La dinamica imprenditoriale si è orientata verso una stabilizzazione del tasso di sviluppo a fine anno, dopo esser risultata moderatamente calante nel precedente trimestre (da -0,3% a +0,1%); questo andamento è il frutto di un assestamento delle iscrizioni a 5.369 unità in rallentamento rispetto alla fine del 2013, ma in lieve aumento rispetto al precedente trimestre; le cessazioni sono risultate stabili rispetto allo stesso trimestre del 2013 posizionandosi ad un valore pari a 5.263 unità, ammontare che risulta inferiore a quanto rilevato nel terzo trimestre del 2013. Si contrae tuttavia lo stock di imprese attive e in misura più sostenuta che a fine 2012 (da -0,6% a -1,3%) portandosi a un totale di 82.050 unità e confermando quanto la portata della crisi abbia limitato lo sviluppo della base imprenditoriale.

L’andamento del credito evidenzia un ampliamento della dinamica negativa rispetto alla chiusura del 2012 (da -1,5% a -2,9%) con un’accentuazione per le imprese più dimensionate (società non finanziarie con un -3,8%) rispetto ad un calo meno intenso rilevato per le famiglie consumatrici e stabile rispetto all’anno scorso (da -1,1% a -1,2%). Aumentano anche le sofferenze per il sistema imprenditoriale (+22,3%) portando la quota sugli impieghi totali al 16% parallelamente a un deterioramento degli impieghi vivi molto intenso (-7,9%): il tasso di ingresso in sofferenza per le imprese continua a mantenersi su un livello piuttosto alto (4,4%). Sono comunque ancora presenti elementi di criticità piuttosto che incidono negativamente sull’accesso al credito per le imprese umbre, come l’erosione dei margini, minori disponibilità per l’autofinanziamento e un’attività di investimento rallentata.

 

19 maggio 2014

Ufficio stampa Cgil Umbria

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