Croce Rossa, ricollocati 8 lavoratori di Città di Castello

Dopo una lunga e dura vertenza, culminata con l’occupazione della sede regionale della Croce Rossa da parte di un gruppo di lavoratori dell’ente, è arrivato l’accordo tra Cri dell’Umbria e sindacati, Fp-Cgil, Fp Cisl e Fialp Cisal, per la ricollocazione dei lavoratori della Cri di Città di Castello che avevano perso il proprio posto di lavoro a seguito dell’affidamento del servizio di 118 da parte della Asl1 ad una cooperativa sociale campana.

L’accordo, come hanno spiegato in una conferenza stampa la segretaria generale della Fp-Cgil dell’Umbria Vanda Scarpelli e il segretario territoriale della Cisl di Perugia, Alberto Palazzetti, prevede il riassorbimento di 8 lavoratori presso i comitati territoriali della Croce Rossa di Perugia (7) e Foligno (1). Gli altri lavoratori (5) hanno, per loro scelta, preferito ricollocarsi presso comitati di altre regioni o nella cooperativa subentrante.

“Siamo riusciti ad evitare che questi lavoratori, che operano nel servizio del 118 da molti anni con contratti precari, e che sono padri e madri di famiglia, venissero abbandonati a loro stessi – hanno spiegato Scarpelli e Pascoletti – Tuttavia, restano tutte le nostre perplessità sulle modalità con cui la Asl1 ha affidato l’appalto ad una cooperativa sociale, seguendo il solo criterio del massimo ribasso. Il servizio di 118 – hanno aggiunto – è infatti molto delicato, e chi vi opera ha a che fare con la vita e la morte delle persone. Per questo crediamo che debba assolutamente restare pubblico, con la garanzia dell’esperienza e dell’affidabilità dei lavoratori della Croce Rossa”. Oltre a questo, c’è l’immenso danno subito dai lavoratori, chiamati a dover passare da un ente pubblico con un “contratto decente” (circa 1.200 euro al mese), ad una cooperativa sociale con meno diritti e un salario decurato di circa 500 euro mensili.

Ma, al di là del caso specifico della Asl1, i sindacati hanno evidenziato il problema di una progressiva disomogenizzazione del servizio sul territorio regionale. Tra poco, infatti, sarà la convenzione della Asl2 a scadere e il rischio che si apra una vertenza simile a quella appena conclusa è molto alto. Ma in questo caso i lavoratori coinvolti sarebbero 50.

“A fronte di questa situazione – hanno concluso Scarpelli e Palazzetti – la Regione, come sosteniamo da tempo, deve mettere mano a questa situazione e chiarire una volta per tutte che tipo di servizio ha in mente. Si vuole davvero proseguire sulla strada della destrutturazione del servizio e aprire ad una selva di cooperative, agenzie e soggetti vari spesso anche con un alto tasso di improvvisazione? Oppure si vuole mantenere un alto livello di qualità e affidabilità, vista l’estrema delicatezza del settore, contando sulla competenza e l’esperienza di chi da anni si fa carico del servizio?”.

1 luglio 2011

Ufficio stampa Cgil Umbria
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