Decreto Monti: i costi della liberalizzazione e la cooperazione tra le parti sociali

La Sala d’Onore di Palazzo Donini a Perugia ha ospitato nella mattinata di martedì 13 marzo un incontro tra rappresentanti delle istituzioni locali, dei lavoratori e dei commercianti a proposito delle riserve avanzate da questi ultimi riguardo la liberalizzazione – più vicina però ad una “deregolamentazione selvaggia” – degli orari di lavoro introdotta dal decreto “Salva Italia ” del Governo Monti. Si è discusso in particolare su quanto siano foriere di conseguenze negative, dal punto di vista economico e sociale, le novità entrate in vigore ad inizio anno, ma anche dell’accusa, rivolta alle istituzioni locali, di essere rimaste passive di fronte all’ingerenza del governo centrale in un campo di competenza regionale.

Per prima cosa si è notato come le conseguenze più immediate del provvedimento adottato dal Governo ricadano ovviamente sul mondo del lavoro, non solo dal punto di vista meramente economico ma anche riguardo la famiglia: se, da una parte, i pochi esercizi commerciali che si potranno permettere assunzioni per i nuovi giorni di apertura punteranno presumibilmente sul lavoro precario – paradossalmente, il governo aggraverebbe una piaga che vorrebbe invece debellare, fa notare nel suo intervento Franco Martini, segretario generale della Filcams Cgil nazionale -, negli altri casi si dovrà ricorrere a modificare i contratti dei già dipendenti, ritoccando al ribasso gli straordinari ed eliminando i giorni di riposo, fondamentali per la cura dei rapporti familiari: un punto questo, sottolineano il direttore regionale di Confesercenti Francesco Filippetti ed il segretario generale della CGIL di Perugia Vincenzo Sgalla, che penalizza in particolare le lavoratrici madri di famiglia.

Tornando alle conseguenze economiche, pesanti saranno anche i danni per i commercianti, i quali, anche se rimasti aperti di notte e di domenica – quanto meno per non vedere il loro bacino di clienti ridursi a vantaggio dei concorrenti – rischiano però, a causa della contrazione dei consumi, frutto della crisi economica attuale, di non vedere guadagni commisurati ai costi sostenuti.

Di fronte a problematiche così articolate non sorprende che tutte le parti in causa, dalla Coop alla CGIL fino a Confesercenti e Confcommercio, si trovino unite nel ritenere inutile e dannoso il decreto Monti: una presa di posizione significativa, un fronte comune (“doveroso”, secondo il presidente di Confcommercio Umbria Aldo Amoni) che però non vede un’attiva partecipazione delle istituzioni locali, ritenute perciò colpevolmente immobili di fronte alle istanze di intervento di lavoratori e datori di lavoro. Viene puntato il dito soprattutto sull’acquiescenza della Regione Umbria, specie se si considera che, al contrario, altre Regioni hanno già presentato ricorso contro l’intervento del Governo in una materia di competenza delle giunte regionali: una mancanza che, spiegano il sindaco Boccali e la dirigente regionale Antonella Tiranti a nome della Giunta, non è causata da una differenza di vedute su un tema che vede invece le istituzioni d’accordo con le parti sociali, bensì “è dovuta ad una scelta strategica”, che punta alla concertazione di una linea comune, preferendo la strada del dialogo tra tutte le parti in causa alla semplice attesa di una sentenza della Corte Costituzionale.

14 marzo 2012

Marco Grossi

Ufficio stampa CGIL Umbria

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