Eurispes: una fotografia sugli anziani

Il “Rapporto Italia 2012 Eurispes” è stato presentato ufficialmente i primi giorni di gennaio 2012 avendo compiuto l’analisi, del nostro Paese, per l’intero arco del 2011.

L’Italia vive un generale “senso di depressione” e la responsabilità è di tutti. E’ quanto sostiene l’Eurispes nella premessa del Rapporto 2012.

Secondo il Presidente dell’Istituto di ricerca, Gian Maria Fara, la crisi che attraversa l’Italia “mette in discussione le certezze e i risultati raggiunti dalla nostra società italiana nel corso degli ultimi decenni”. Tutte le classi sociali sono coinvolte: i poveri – i ceti medi – i ricchi la responsabilità, dice Fara, è della “classe dirigente generale” della quale fanno parte: imprenditori – elites culturali – manager pubblici e privati – sindacalisti – i grandi commis dello Stato – magistrati – professori – uomini della informazione e della ricerca “una classe dirigente generale”, prosegue Fara, “che dovrebbe produrre buoni esempi” e che invece “costituisce un blocco solidale e separato dal resto del Paese, articolato sul modello feudale, che non ha nessuna intenzione di rinunciare, neppure in piccola parte, ai privilegi conquistati”.

La stessa “società” ha molto da farsi perdonare perché “si è adeguata” al volere della classe dirigente “diventandone complice in cambio della tolleranza e della comprensione dei propri istinti egoistici

In Italia esistono tre Pil (Prodotto interno lordo) sostiene l’Istituto Eurispes:

1) quello ufficiale (1.540 miliardi di euro).

2) quello sommerso (equivale il 35% del Pil ufficiale = 540 miliardi di euro).

3) uno criminale che supera i 200 miliardi di euro.

La stessa evasione fiscale e il sommerso è opera dei grandi evasori ma anche della convenienza quotidiana di milioni di italiani che producono e alimentano essi stessi il sommerso, senza il superamento dell’egoismo e la difesa corporativa degli interessi non si potrà mai uscire dalla crisi.

La politica, spiega il Presidente dell’Eurispes, deve ricostruire il rapporto interrotto con la società “anche per rispondere all’onda qualunquistica che mette in discussione le stesse istituzioni democratiche a cominciare dal Parlamento”, istituzione che “dovrebbe stare a cuore a ogni cittadino”

Queste “considerazioni”, che siano il frutto della sintesi del “Rapporto Italia 2012″ o che siano valutazioni strettamente personali del Presidente, volutamente inserite nel dibattito più in generale che si sta sviluppando in questo periodo, in Italia, non si dovrebbero sottovalutare o far finta che queste affermazioni non siano state fatte come premessa durante la presentazione del “Rapporto”, non certo privo di dati in generale non positivi.

Alcuni dati estrapolati dall’indagine riguardante solamente gli anziani

Una visione positiva della terza età….. e non solo

La maggioranza (45,4%) delle persone coinvolte nel “Rapporto Italia 2012″ considera la terza età una occasione per dedicarsi a se stessi e ai propri interessi.

Il 27,8% considera invece l’età matura come una fase di declino, mentre per il 19,4% si tratta di un periodo in cui si può riposare (per lo più sono gli uomini che hanno espresso questo giudizio) per curare i propri interessi personali: 48,5% di uomini contro il 41,2% delle donne, mentre le donne la identificano con un momento nel quale è possibile concedersi un po’ di riposo: 22,7% contro il 16,9%.

Nei soggetti con basso livello di istruzione, 43,6%, la vecchiaia è qualcosa di negativo, di passivo e la considera una fase di declino, questo giudizio negativo sfuma con l’innalzarsi del titolo di studio e si attesta al 18,4% dei laureati.

Le paure legate all’età: malattie e perdita di autonomia

Le malattie rappresentano il principale timore associato alla condizione di anziani (48,7%); al secondo posto (21,9%) la paura della solitudine, poi (7,5%) di sentirsi inutili e il 6,1% di trovarsi in difficoltà economiche.

Le donne come prima paura (51,5%) indicano la malattia contro il 44,9% degli uomini e temono, più degli uomini, 15,3% contro il 6,9%, la solitudine della vecchiaia.

Comportamenti – relazioni interpersonali

La maggioranza degli ultra 64enni vive con il coniuge (55,9%); il 17,6% vive, oltre che con il coniuge, con almeno un figlio.

Solamente il 3,5% degli anziani vive con altri parenti e solo lo 0,4% divide la casa con un badante o un domestico.

La metà del campione intervistato incontra spesso i propri amici, il 38,6% qualche volta; il 43,6% vede spesso i parenti e il 41,9% qualche volta; il 60,9% sta spesso insieme ai nipoti e il 20,1% qualche volta.

Nel tempo libero il 43% legge molto spesso i giornali e il 32,5% qualche volta; legge i libri spesso il 27,6% contro il 35,1% che li legge qualche volta.

Oltre un terzo fa attività fisica (36,1%: il 12,8% spesso e il 23,3% qualche volta); quasi un terzo ha un hobby: 9,7% lo cura spesso mentre il 21,6% qualche volta.

Solo il 22% frequenta, spesso o qualche volta, mostre e musei; il 16,3% va al cinema; il 12,4% va a teatro o concerti.

Il 17,2% viaggia per svago: qualche volta il 13,7%, spesso il 3,5%.

Il 13,6% svolge attività di volontariato mentre il 13,2% frequenta centri e luoghi di ritrovo per anziani.

La maggioranza degli anziani riempie la propria vita con relazioni interpersonali ma una percentuale del 13,2% non vede quasi mai un parente, il 9,7% gli amici e il 10,6% i nipoti.

Le donne: vanno meno spesso al cinema (54,6% mai a fronte del 46,9% degli uomini); leggono regolarmente i giornali il 31,6% contro il 51,5% degli uomini; non svolgono mai attività fisica il 49,5% contro il 36,9% degli uomini; le ultra 64enne sono le più attive sul piano delle relazioni familiari – il 48,5% incontra spesso i parenti contro il 40% degli uomini; il 66,2% incontra spesso i nipoti contro il 57,1% degli uomini; gli uomini però vedono più spesso gli amici – il 54,6% contro il 43,9% delle donne.

Anziani e rapporto con le nuove tecnologie

La maggioranza degli ultra 64enni usa il cellulare – la maggioranza lo utilizza con regolarità (27,2% tutti i giorni, il 26,3% spesso) solamente il 6,6% non lo usa mai e il 6,1% non lo sa usare.

Il computer ed internet: circa la metà degli ultra 64enni utilizza i due strumenti anche se con tempi differenti (47,7% ei 45,8%); il 38,6% è analfabetico informatico per quanto riguarda il computer e il 37,9% per quanto riguarda internet oppure dichiara di non farne mai uso.

Il 5,3% degli ultra 64enni consulta giornalmente i quotidiani online mentre il 73,6% gli ignora assolutamente.

Non usa o non sa usare You Tube/Social Network/l’81,9% e Facebook il 77,5% degli ultra 64enni, mentre li consulta tutti i giorni rispettivamente l’1,8% ed il 4% degli intervistati.

Quando il welfare lo fanno gli anziani

Il 68,5% degli ultra 64enni aiuta molto i figli tenendo i nipoti; il 10,3% lo fa sempre – il 33,2% spesso – il 25% qualche volta; solamente il 21,2% non lo fa mai (forse impossibilitato anche per questioni residenziali).

Il 71,3% (sempre del campione) aiuta economicamente i figli: il 9,6% degli ultra 64enni lo fa sempre – il 29,8% spesso – il 31,9% qualche volta; il 25,5% non lo fa mai.

Tanti ultra 64enni prepara da mangiare ai propri figli: l’11,7% sempre – il 18,1% spesso – il 35,1% qualche volta.

Il 4,9% degli ultra 64enni accompagna sempre i propri nipoti a scuola – il 22,4% spesso – il 24% qualche volta.

Nelle ultime festività natalizie il 91,1% degli anziani ultra 64enni è stato insieme alla propria famiglia – l’1,6% ha trascorso il Natale con gli amici mentre il 2,4% è rimasto solo.

(In riferimento a ” quando il welfare lo fanno gli anziani” sarebbe opportuno anche considerare l’indagine fatta per lo Spi/Cgil, presentata dall’IRES a marzo 2010 dal titolo “Il capitale sociale degli anziani”, che in estrema sintesi dice….”si tratta di un valore che, tra l’attività di aiuto informale, il sostegno ai carichi familiari in quanto nonni e l’impegno in organizzazioni di volontariato espresso in termini economico-monetari assoluti, ammonta ogni anno a circa 18,3 miliardi di euro”: 1,2% del PIL 2009).

Il grado di autonomia

Il 77,6% degli ultra 64enni si reca dal medico da solo; il 76,4% si reca in banca o alle poste; il 74,9% fa la spesa, il 74,7% prepara da mangiare, il 66,1% sbriga i propri i lavori domestici.

E’ presente una percentuale significativa che avrebbe bisogno di aiuto per le necessità di tutti i giorni ma nessuno glielo offre (il 6,5% aiuto per fare la spesa – 4,5% per i lavori domestici – 3,7% per andare dal medico – 2,9% per preparare da mangiare – 2,4% per recarsi in banca o alle poste).

Il 12,7% si avvale di una badante per gli aiuti domestici: 1 su 10 viene aiutato da parenti e amici – l’11% si avvale delle un/una badante per preparare da mangiare – il 10,6% per recarsi dal medico – il 9,7% per fare la spesa – il 9,8% per recarsi in banca o alle poste.

Colf e badanti, più 44% in 10 anni (dati Censis)

Secondo i dati Censis sono 1 milione e 500 mila i lavoratori interessati ma solamente 1/3 è regolare; dal 2003 al 2010 il numero delle famiglie che ha fatto richiesta di colf e/o di badanti è aumentato del 27%.

Il 28%, del milione e mezzo di lavoratori interessati, è italiano – il 72% sono stranieri (come prima detto solo 1/3 ha un regolare contratto).

Le famiglie che fanno richiesta di assistenza e cura erano 2 milioni nel 2003; nel 2010 erano 2 milioni e 500 mila (+ 27%), dato fortemente sotto stimato.

Circa il 42% degli stranieri che vivono in Italia fa il mestiere di aiuto alle famiglie: il 55% degli operatori domestici si rivolge ad una sola famiglia – il 15,4% dipende da due famiglie e il 30% si occupa di 3 o più famiglie.

L’80% si occupa della pulizia della casa; un 42% si occupa anche di assistenza agli anziani; il 28% si occupa delle persone non autosufficienti; il 23% si interessa anche di assistenza medica; il 21% fa anche assistenza notturna.

Il 14% dei collaboratori familiari si occupa dei bambini, mentre il 19% si interessa di accudire gli animali.

Per organizzare domanda e offerta nasce il “piano sui servizi alla persona” che ha come obbiettivo la qualificazione del lavoro di cura.

Si prevede la formazione e la regolarizzazione dei lavoratori interessati – Si prevedono corsi di 80 ore finalizzati al lavoro che si dovrà svolgere – Un vantaggio anche per le famiglie che si troveranno personale più qualificato – Si punta ad avere 2500 sportelli per l’incontro tra domanda e offerta – Uno dei punti principali è quello di far emergere il lavoro nero attraverso la regolarizzazione degli addetti al settore – Sono previsti, complessivamente, a livello nazionale circa 17 milioni di euro di finanziamento.

In ultimo sempre dal “rapporto Italia 2012 Eurispes”:

Per il 67% degli italiani la condizione economica del Paese è nettamente peggiorata nel 2011 (+ 15,2% rispetto all’anno precedente), mentre il 56,6% ritiene che la condizione economica peggiori anche nel 2012.

Il 74,8% delle famiglie hanno dichiarato un peggioramento della propria situazione economica negli ultimi 12 mesi; sono di più gli anziani ha indicare il peggioramento della propria condizione economica, oltre la media nel corso del 2011: l’81,5% (8 anziani su dieci lo indica).

“Non è solo un problema di percezione da parte degli anziani, le loro condizioni economiche sono peggiorate, tanto è vero che il potere d’acquisto delle pensioni è diminuito del 30% negli ultimi quindici anni” pertanto, dice Carla Cantone Segretario Generale Spi Cgil Nazionale, è urgente l’avvio di un confronto sui redditi dei pensionati.

Da questa sintesi di dati, estrapolati dal “Rapporto Italia 2012 Eurispes” e in piccola parte dal Censis, emergono alcuni punti che potrebbero essere altrettanti argomenti che contribuiscono ad arricchire le nostre piattaforme rivendicative di Spi/Cgil nei confronti dei diversi livelli istituzionali Regionali dell’Umbria.

1) Le persone con basso livello di istruzione danno un giudizio negativo e passivo della vecchiaia; una percentuale molto importante di anziani è analfabetico informatico sia per quanto riguarda il computer che internet e una percentuale altissima non usa, o non sa usare, YouTube – Social Network e Facebook.

Per poter usufruire in pieno della informatizzazione occorre sconfiggere “l’analfabetismo di ritorno”, soprattutto tra gli anziani, attraverso una politica, anche Regionale, che favorisca la formazione continua anche quando si è in la con gli anni.

Utilizzare il 2012, “anno dell’invecchiamento attivo”, non solo per definire la legge Regionale in materia ma per costruire e gestire un vero progetto in tal senso come, per esempio, i corsi di alfabetizzazione di informatica organizzati dallo Spi/Cgil di Firenze per i propri volontari e attivisti oppure, ancor meglio, come il progetto 2011/2013 di alfabetizzazione digitale denominato “Pane e internet” promosso gratuitamente dalla Regione Emilia Romagna, in collaborazione anche con Spi -Fnp-Uilp, aperto a oltre 10.000 persone: anziani, casalinghe e stranieri.

2) Le paure degli anziani sono in particolare le possibili malattie, la solitudine e, un numero di anziani intervistati, circa il 20% ha bisogno di aiuto personale per i più disparati motivi.

Anche in questo caso il ruolo dello Spi/Cgil diventa insostituibile nell’individuare le risposte che riguardano il rafforzamento e l’ampliamento, nel territorio, della prevenzione – della assistenza domiciliare che dovrebbe anticipare il bisogno conclamato – una rinnovata cultura del volontariato che attragga ancora più volontari soprattutto tra coloro che sono giunti al termine del proprio tempo lavorativo.

3) Oltre un milione e 500 mila persone, colf e badanti, assistono famiglie con anziani che hanno sempre più necessità di assistenza e di cura; è un numero altissimo di lavoratori e sottostimato, altrettanto alto è il numero di famiglie in difficoltà, pertanto è necessario avere il massimo della conoscenza del problema e, il più rapidamente possibile, ipotizzare delle soluzioni che non lascino sole da una parte le famiglie e dall’altra gli stessi lavoratori in gran parte in nero.

4) l’81% degli anziani ha indicato il peggioramento della propria condizione economica: Carla Cantone a proposito ha dichiarato che è urgente l’avvio di un confronto sulla perdita del potere d’acquisto dei redditi dei pensionati sicuramente a tutti i livelli: nazionale ma anche attraverso la contrattazione sociale territoriale.

Perugia 9 febbraio 2012
Aldo Darena Nilla Ialacci
dipartimento previdenza Segreteria Regionale Spi/Cgil

fonte rapporto Eurispe/Censis

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