Femminicidio: le donne dello Spi di Perugia fanno appello alle parlamentari

Il coordinamento donne SPI provinciale di Perugia, con questo ordine del giorno, vuole ancora una volta ribadire che la violenza è frutto di relazioni di potere. Ma il femminicidio è una violenza che nasce da un amore malato, attraversa ogni epoca storica, ogni cultura, ogni ceto sociale.

Oggi, finalmente, vengono individuati gli strumenti che possono contrastare e smascherare questa vergogna come, ad esempio, il riconoscimento giuridico del reato di femminicidio.

Il numero delle donne che non denunciano è ancora molto alto, anche perché molti di questi delitti si consumano nell’ambito familiare.

L’Italia ha ricevuto un severo monito dalle Nazioni Unite per non aver adottato fino ad oggi adeguati strumenti in difesa delle donne.

Un mese fa è entrato in vigore il decreto legge del 14 agosto in materia di sicurezza e violenza di genere.

Le misure approvate sono:

l’arresto obbligatorio in flagranza di reato, l’aumento della pena per il reato di maltrattamenti contro familiari e conviventi e se alla violenza assiste un minore di 18 anni, si indicano anche nuovi strumenti informatici e telematici per indagare in caso di stalking.

Entro metà ottobre il decreto dovrà essere convertito in legge ma soprattutto, come richiesto da più parti, dovrebbe essere modificato e integrato per conferirgli una caratteristica che superi l’aspetto emergenziale presente nella attuale stesura.

Inoltre, come sottolineato dal Ministro Alfano, alle forze di polizia viene data facoltà di allontanare il partner violento se sussistono per la vittima rischi per la sua integrità fisica.

Ma questo metodo, già sperimentato, non funziona. Chi valuta la realtà e la portata del rischio?

Noi riteniamo questo provvedimento insufficiente e pertanto chiediamo che nei confronti di chi compie atti di violenza, oltre alla diffida e all’allontanamento, vengano messi in campo strumenti per il suo recupero e la sua presa di coscienza della gravità del reato commesso.

Un punto importante del provvedimento, stando al Ministro Cancellieri, è quello che riguarda i processi che vedono le donne oggetto di violenza e che avranno una corsia preferenziale, inoltre per chi ha subito maltrattamenti, mutilazioni genitali femminili e stalking, in linea con la convenzione di Istanbul, è previsto il gratuito patrocinio a prescindere dal reddito.

Ancora, nel decreto e prevista l’impossibilità, da parte della vittima, di ritirare la querela una volta presentata, per evitare che il violentatore metta in atto comportamenti tali da indurla alla rinuncia del procedimento penale.

Ma anche su questo aspetto qualche dubbio rimane. Quando si parla di protezione della donna durante l’iter processuale quali strumenti si utilizzano? Dove viene messa in sicurezza la vittima?

I centri antiviolenza sono pochi e mal finanziati e questo lo si deve ad un atto del governo Berlusconi che appena insediatosi tolse i finanziamenti per queste strutture di accoglienza.

Pertanto chiediamo che tali finanziamenti vengano ripristinati.

Il Vice Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, con delega alla Pari Opportunità, Maria Cecilia Guerra, afferma che il Governo metterà in campo un piano, per contrastare il femminicidio, con tutti i soggetti interessati, coordinato dal suo Ministero, con iniziative volte a sensibilizzare e informare in particolare i giovani maschi sul tema della violenza, per educarli al rispetto tra i generi.

Sarà coinvolta la scuola perché è l’Istituzione deputata all’insegnamento di un corretto rapporto tra i sessi nel rispetto delle differenze di genere ma non solo.

Un progetto di informazione e formazione rivolto anche a tutti quei soggetti che vengono in contatto con chi subisce violenza, forze dell’ordine, operatori della sanità e dei servizi sociali, tutti coloro che si trovano a dover gestire situazioni particolarmente difficili.

Tutto questo, se attuato, riteniamo sia un importante passo avanti.

Il 9 febbraio 2013, lo SPI, in occasione di un’iniziativa sulla violenza alle donne, avanzò alle candidate per il centrosinistra delle richieste che in parte ritroviamo nel Decreto Legge, oggi chiediamo alle elette di operare per far sì che il Decreto diventi, in tempi brevi, attuativo e soprattutto che le donne in Parlamento siano attente alle richieste fatte dalle varie associazioni femminili per quanto riguarda le tutele delle donne perché sono i soggetti che più hanno il polso della situazione.

Questo invito lo rivolgiamo anche al coordinamento donne nazionale della CGIL e dello SPI.

Sappiamo bene che in Parlamento, i nodi da sciogliere sono tanti.

Mentre le donne continuano a morire; sono 90 dall’inizio di quest’anno, un dato da aggiornare dopo gli orrendi delitti di questi ultimi giorni.

 

Perugia, 25 settembre 2013
Comunicati stampa, Notizie SPI