Fondazioni bancarie e buona finanza: la proposta della Cgil prende forza

“Dopo gli annunci fatti all’inizio della crisi, dove tutti erano determinati a ridefinire le regole della finanza, ci ritroviamo dopo diversi anni con un nulla di fatto: la finanza cattiva non è scomparsa perché sono mancati interventi concreti sulle regole, soprattutto in tema di derivati”. Parte da questa considerazione il “Manifesto per la buona finanza” che la Fisac Cgil e la Cgil hanno elaborato a livello nazionale e che è stato discusso oggi, 18 ottobre, a Terni, nel corso di un’iniziativa molto partecipata promossa dalla Cgil e dalla Fisac dell’Umbria e tenuta presso il centro Caos, alla quale hanno preso parte, rispondendo alle domande di Massimo Giulietti, segretario generale della Fisac Cgil dell’Umbria, Roberto Marino (Responsabile Sviluppo Centro Italia per banca Etica), Mauro Agostini (direttore di Sviluppumbria), Mario Bravi (segretario generale della Cgil dell’Umbria), Salvatore Santucci (direttore di Gepafin), Vincenzo Riommi (assessore regionale alle Attività produttive) e Agostino Megale (segretario generale della Fisac Cgil nazionale).

La proposta del sindacato, illustrata in apertura dei lavori da Luana Leonori, segretaria della Fisac Cgil di Terni, parte dal tema centrale della “regolamentazione della finanza strutturata e dei derivati”. Secondo il sindacato ci sarebbero derivati nel bilancio dello stato pari a 160 miliardi di euro, 220 miliardi in quello degli enti locali e circa 200 sarebbero riconducibili alle principali banche italiane. Ecco perché Cgil e Fisac chiedono “regole più incisive contro la speculazione” che prevedano, tra le altre cose, “una ‘black list’ di derivati che siano vietati alle banche commerciali”.

Il secondo punto del manifesto sostiene invece la necessità del “riordino delle autorità di vigilanza, delle fondazioni bancarie e della Governance delle banche”. E proprio il tema del ruolo delle fondazioni bancarie (invitate, ma assenti), rilanciato con forza dalla Cgil in Umbria negli ultimi mesi, è stato al centro della discussione. Le 6 fondazioni operanti nella regione detengono infatti ingenti capitali (circa 1 miliardo di euro) che sono risorse del territorio e che al territorio, tanto più in una fase di crisi pesante come quella attuale, devono tornare. Su questo punto anche gli interlocutori presenti al tavolo hanno espresso un parere positivo, sottolineando come l’investimento nelle piccole e medie imprese del territorio possa rappresentare tra l’altro un ottimo strumento di difesa del capitale delle Fondazioni.

Per concretizzare tale progetto – propone la Cgil – si può guardare al fondo rotativo promosso dalla Regione e presentato dall’assessore Riommi, al quale le Fondazioni potrebbero contribuire con risorse importanti.

Altra proposta largamente condivisa dagli interlocutori presenti è quella della riduzione dei compensi percepiti dal top management delle banche, almeno fino ad un rapporto massimo di 1 a 20 rispetto alle paghe base dei lavoratori (oggi il rapporto può arrivare in alcuni casi anche a 1 a 150). Su questo, significativo è stato il contributo di Roberto Marino di Banca Etica che ha portato l’esempio del suo istituto, dove già oggi il rapporto massimo tra retribuzioni di top manager e paga base degli impiegati è di 1 a 6.

Il nodo delle garanzie, sul quale si è soffermato in particolare il direttore di Gepafin, Salvatore Santucci, e quello dell’intervento pubblico sono stati altri temi centrali nel dibattito. Mario Bravi, segretario generale della Cgil dell’Umbria, è tornato a sottolineare la necessità di attivare strumenti straordinari, in particolare per il territorio di Terni, attraverso il riconoscimento da parte del governo della condizione di “area di crisi industriale complessa”, con la conseguente attivazione di strumenti adeguati al livello di sfida posta dalle vertenze industriali aperte sul territorio.

“La buona finanza è prima di tutto quella che parla un linguaggio popolare e non si rivolge soltanto ad una ristretta elite – ha detto Agostino Megale, segretario generale della Fisac Cgil nel suo intervento conclusivo – se riusciremo, anche con iniziative come questa, a raggiungere questo obiettivo avremo già fatto un grande passo avanti”. In questo percorso un ruolo fondamentale lo giocano naturalmente i lavoratori e le lavoratrici del settore bancario che, però, in questa fase si trovano a dover fronteggiare la scelta di Abi, che ha disdettato unilateralmente il contratto nazionale di lavoro. “Mentre il Paese vive una situazione di straordinaria emergenza economica e sociale – ha detto Megale – e con Confindustria impegnata con i sindacati nel patto di Genova, l’Abi è l’unica associazione che sceglie la strada della rottura e della drammatizzazione, mandando all’aria un’antica e proficua storia di positive relazioni industriali”. Per questo e per chiedere un diverso ruolo delle banche nel paese i lavoratori del credito scenderanno in sciopero, anche in Umbria, il prossimo 31 ottobre. “Questo è un settore che parla all’interesse generale del paese: i bancari lo fanno, i banchieri no”, ha concluso Megale.

 

18 ottobre 2013
Ufficio stampa Cgil Umbria

 

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