Invecchiamento attivo: la sfida è appena cominciata

“La Regione riconosce il ruolo delle persone anziane nella comunità sociale e ne promuove la partecipazione alla vita sociale, civile, economica e culturale favorendo la costruzione di percorsi per l’autonomia e il benessere nell’ambito dei propri e abituali contesti di vita”: Inizia così la legge regionale sull’invecchiamento attivo (il titolo per esteso è “Norme a tutela della promozione e della valorizzazione dell’invecchiamento attivo”) di cui l’Umbria (seconda regione in Italia) si è dotata per rispondere alle direttive europee (il 2012 è l’anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni) e soprattutto per fare fronte a quella che è stata definita “una rivoluzione demografica che non ha precedenti nella storia”. Una rivoluzione determinata dal fatto che l’aspettativa di vita dal 1960 è salita di otto anni con una previsione di un ulteriore aumento di cinque anni nel corso dei prossimi quarant’anni.

Scarica la relazione di apertura del segretario generale dello Spi Cgil Umbria, Oliviero Capuccini

Stamattina, all’Hotel Giò di Perugia, i sindacati dei pensionati, Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil, insieme alle associazioni del volontariato (Auser, Anteas e Ada), alle istituzioni (per la Regione l’assessore al welfare Carla Casciari, per l’Anci il presidente Wladimiro Boccali) e all’Università di Perugia (è intervenuta la professoressa Cristina Papa del dipartimento Uomo e Territorio) hanno fatto il punto su questo nuovo strumento legislativo e su come esso possa essere messo a frutto nei prossimi anni.

A tale scopo sono quattro le direttrici principali indicate dai sindacati. Prima di tutto occorre estendere in tutto il territorio regionale, con l’impegno degli enti locali e dei distretti, l’esperienza degli “anziani in cammino” e l’educazione all’alimentazione, così come indicato anche nel piano di prevenzione e nel piano sociale regionale, prevedendo specifici momenti di confronto tra il sindacati dei pensionati, gli ambiti sociali e i distretti sanitari. Poi, bisogna puntare sulla formazione permanente, a partire dalla alfabetizzazione tecnologia, con progetti sinergici dove si possano prevedere giovani studenti come formatori degli anziani. La terza proposta riguarda la scoperta o la riscoperta della “memoria storica” che può riguardare un mestiere o un particolare gesto compiuto dall’anziano che, insieme ai giovani, ripercorre percorsi caduti molto spesso nell’oblio. Infine, centrale è la gestione dei terreni comunali, incentivando l’associazionismo tra gli anziani, come fattore di importanza strategica anche per la salute mentale, prevedendo forme di partecipazione di giovani con alcune difficoltà cognitive, come alcune esperienze già in atto ci insegnano.

Più in generale, Spi, Fnp e Uilp dell’Umbria hanno riconosciuto l’importanza dell’atto di indirizzo della legge regionale (la n.14 del 27/9/2012), tanto più in un contesto nazionale in cui I tagli lineari effettuati in questi ultimi anni hanno reso residuale il sistema di protezione sociale. Ma hanno anche evidenziato il “rischio di una eccessiva burocratizzazione”, in quanto tutti i soggetti chiamati a scendere in campo per dare corpo “all’invecchiamento attivo”, sembrano essere “costretti a misurarsi su tante ipotesi già definite, senza lasciare quasi nulla alla fantasia progettuale degli Enti locali ed in particolare del volontariato”. Oltre a questo, c’è il capitolo risorse, dato che i 250mila euro finora stanziati appaiono a tutti una cifra insufficiente.

Dunque, dopo il primo importante passo, rappresentato dalla legge regionale, ora tocca al sindacato dei pensionati, alle associazioni di volontariato, Auser, Anteas, Ada e al terzo settore, fare in modo che le finalità in essa contenute, siano attuate in tutte le sue parti e in tutta la regione. Una sfida che è appena cominciata.

28 novembre 2012
Uffici stampa Cgil – Cisl – Uil Umbria
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