Italia di mezzo, un’alleanza possibile per uscire dalla crisi

Il percorso di costruzione dell’“Italia di mezzo” ha fatto tappa a Terni. L’occasione è stata la giornata inaugurale della Festa del Lavoro organizzata dalla Cgil provinciale presso l’area Cesvol in zona Cospea, che vedrà fino a domenica una serie di iniziative culturali, politiche, musicali e gastronomiche (per il programma si veda qui).

Il dibattito di apertura è stato dedicato appunto all’Italia mediana, ovvero a quell’insieme di regioni che rappresentano, come ha detto Guglielmo Epifani nel suo intervento al dibattito, una “cerniera” tra Nord e Sud, non solo in senso geografico, ma soprattutto come “possibile modello per lo sviluppo del Paese”.

Oltre all’ex segretario nazionale della Cgil, oggi presidente della associazione Bruno Trentin, hanno partecipato al dibattito i tre segretari generali delle Cgil di Umbria, Marche e Lazio, Mario Bravi, Roberto Ghiselli e Claudio Di Berardino, coordinati dal “padrone di casa”, il segretario generale della Cgil di Terni, Attilio Romanelli.

E proprio Romanelli in apertura ha sottolineato come Terni rappresenti in questa Italia di mezzo una realtà di grande importanza, per dimensioni e capacità produttiva. Soltanto da viale Brin (sede delle acciaierie) transitano ogni anno due milioni di tonnellate di merci in entrata e in uscita, merci che poi attraversano il Paese, verso sbocchi quali il porto di Civitavecchia, storicamente strategico per Terni. Ma in futuro, ha sottolineato il segretario della Cgil ternana, il Tirreno non sarà l’unico orizzonte, visto che i nuovi proprietari delle acciaierie, i finlandesi di Outokumpu, guardano soprattutto ad Est, al Medio Oriente, alla Turchia. Motivo per cui sarà necessario andare al superamento di quel “confine psicologico” che la dorsale appenninica ha sempre rappresentato per Terni per orientare anche verso l’Adriatico il flusso di merci in uscita dalle industrie ternane.

Naturalmente, per fare questo bisogna che il Paese cominci a ragionare non più solo in termini di direttrici Nord-Sud, ma anche di trasversali orizzontali, Est-Ovest. E questo rappresenterà senz’altro uno degli obiettivi prioritari per l’Italia di mezzo.

I segretari Cgil di Marche, Umbria e Lazio hanno poi sottolineato come nella gravissima crisi in cui l’Italia (anche quella di mezzo) si trova costretta, vada combattuta la tendenza a rinchiudersi nei localismi e negli interessi particolari, per favorire al contrario sinergie e reti. L’Italia di mezzo – hanno detto – può accorciare l’uscita dalla crisi, ridurre quel gap sempre più ampio tra la gravità della situazione da fronteggiare e gli strumenti inadeguati per farlo”.

Guglielmo Epifani ha portato due esempi concreti su come si potrebbe favorire il percorso di costruzione di questa Italia. “Ha senso – si è chiesto il presidente dell’associazione Trentin – che Umbria e Marche abbiano due trasporti regionali che non si raccordano tra loro, nonostante molti territori siano naturalmente collegati? Ed è logico che ogni regione faccia il suo piano sanitario senza coordinarsi con le aree limitrofe? Viterbo – ha osservato ancora Epifani – è più vicina a Terni che a Roma, ma non c’è integrazione, non c’è coordinamento”.

In sintesi, per far si’ che una parte così importante dell’Italia non resti schiacciata tra la “questione padana” da una parte e quella meridionale dall’altra, venendo così praticamente rimossa, è necessario che “l’interesse delle persone sia anteposto ai confini geografici” e che, accanto alla Cgil che da tempo ha avviato questa riflessione, anche altri soggetti, sindacali, imprenditoriali e istituzionali, comincino a ragionare su questa nuova macro area, dal grande potenziale, ma dalla ancora scarsa consapevolezza di sé.

7 giugno 2012

Ufficio stampa Cgil Umbria

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