La Cgil che vogliamo: “La mobilitazione deve continuare e crescere”

“La mobilitazione della Cgil contro la politica del Governo liberista Monti deve continuare. A partire da una risposta forte alla controriforma delle pensioni”. Lo afferma Vasco Cajarelli, membro della segreteria regionale della Cgil dell’Umbria ed esponente dell’area “La Cgil che vogliamo”.

Dopo le due giornate di direttivo nazionale nel quale si è affrontata la discussione sul confronto con il Governo e sulla strategia da tenere nella vertenza Fiat, Cajarelli traccia un bilancio della dialettica interna al sindacato.

“Sulla partita Fiat – spiega il sindacalista umbro – si è trovato un punto di equilibrio sulla questione centrale, quella della richiesta di un referendum tra i lavoratori del Lingotto, sull’applicazione del modello Pomigliano a tutto il gruppo. Referendum per il quale sono state già raccolte 10mila firme. Si tratta di un fatto senz’altro positivo – commenta Cajarelli – che va nella direzione non di una resa con firma tecnica per rientrare in fabbrica, ma di un atto sindacale di ribellione ad un contratto imposto con il ricatto da Marchionne, il cui bluff sui piani industriali per l’Italia è sempre più evidente. Noi sappiamo che oggi è possibile vincere”.

C’è poi l’altro capitolo, quello del confronto con il Governo, sul quale invece le posizioni di maggioranza e minoranza all’interno della Cgil sono diverse. Tanto è vero che sono stati votati due documenti separati. “Il nostro documento – spiega ancora Cajarelli – parte da una differente analisi della crisi. Noi sosteniamo che siamo di fronte al paradosso di una crisi usata per portare a compimento lo stesso modello sociale, culturale e politico che ci ha portato al disastro. Prendiamo le pensioni, sono state cancellate quelle di anzianità e ridotto mediamente del 30% l’importo, ma lo spread è ancora a 500 punti, a dimostrazione del fatto che smantellare il welfare e i diritti non ci porta alcun vantaggio, ma al contrario (si veda la Grecia) comporta un ulteriore peggioramento della recessione”.

Per questo, anche in virtù del fatto che tutta la Cgil afferma di non considerare chiusa la partita sulle pensioni, “La Cgil che vogliamo” chiede all’organizzazione di rilanciare la mobilitazione con uno sciopero generale di otto ore, perché le tre ore di stop effettuate a dicembre sono “assolutamente insufficienti” davanti alla prima “controriforma” delle pensioni fatta in pochi giorni e senza accordo sindacale.

A rendere necessaria una mobilitazione forte, secondo la “Cgil che vogliamo”, sono anche gli altri atti che il Governo sta preparando in questi giorni, ovvero le cosiddette liberalizzazioni dei servizi pubblici locali, che, “non solo sono in palese violazione della volontà popolare espressa con forza nei referendum dello scorso giugno”, ma mascherano, in realtà, “vere e proprie privatizzazioni dei beni comuni” e rischiano dunque di ridurre ulteriormente quel welfare locale che in qualche misura sta facendo da freno al disastro totale che la crisi, anche qui in Umbria, sta producendo.

Infine, c’è il confronto sul mercato del lavoro che di fatto, sostiene ancora Cajarelli, “rischia di trasformarsi in un intervento per aggirare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori”. Da una parte, spiega il sindacalista, con il “trucco della fusione delle imprese, che innalza fino a cinquanta dipendenti l’esenzione dall’obbligo della giusta causa nei licenziamenti”, dall’altro, “inserendo un ulteriore e aggiuntivo contratto di assunzione che si va a sommare ai 46 già esistenti, grazie al quale nei primi tre anni non viene applicato per i neoassunti l’articolo 18. Alla faccia delle politiche in favore dei giovani”.

13 gennaio 2012

Ufficio stampa Cgil Umbria

Agorà CGIL