La Cgil presenta “I segreti di Kabiria”

Il documentario di Giampaolo Rampini e Alessandra Raichi, presentato al Festival del Cinema africano di Milano, racconta la storia terribile di tante ragazze africane senza identità. Vengono da villaggi lontani dove non esiste l’anagrafe e vige la legge tribale. A Nairobi finiscono negli “slum” dove non c’è nessuna legge. E diventano facili prede: madri precocissime, finiscono per vivere di espedienti. Il video, fa parte del “Single Mothers Project”, una campagna per il diritto all’identità delle ragazze madri e dei loro figli, sostenuta da molte ONG come il consorzio italiano di solidarietà, Koinonia Community e Mediaaid e svolta in collaborazione con le università italiane e keniote. Un progetto per salvarle e restituire loro un nome e una dignità. La protagonista del video è Wairimu, una giovanissima ragazza che vive nello slum di Kabiria, uno dei più piccoli di Nairobi. Per qualche anno, come tante bambine keniote, ha girato le strade della capitale in cerca di cibo, insieme a suo fratello Maina. E come tante altre ragazzine, era una preda facile. Infatti, un giorno, è rimasta incinta e la sua vita è cambiata per sempre. Tredici anni, un figlio, nessuna identità riconosciuta legalmente, nessun diritto. Gli autori dicono: “In Africa, intorno agli anni ’70 è iniziato un forte processo di urbanizzazione, che ha portato molte persone, appartenenti alle tribù keniote, a spostarsi in città per cercare lavoro. La popolazione di Nairobi è aumentata a dismisura, e sono iniziate a nascere le prime baraccopoli. Le donne migranti non hanno mai avuto un documento d’identità che ne riconoscesse il luogo di nascita o le origini perché, nel clan di appartenenza non ne avevano bisogno. Nelle realtà delle tribù africane, infatti, tutto ruota intorno ad una struttura centralizzata, in cui è il capo villaggio a riconoscere l’appartenenza degli altri. In città, al contrario, si è soli e se si vuole usufruire dei servizi e dei diritti che lo Stato offre, bisogna essere riconosciuti legalmente”.

 

 

Il progetto “single mothers” è un progetto di crescita finalizzato a creare una comunità che potrà battersi per i propri diritti e per i propri figli, per dare loro l’identità e quindi la possibilità di una vita migliore.

La Cgil dell’ Umbria e le due Camere del Lavoro di Perugia e Terni sono felici di dare visibilità a questo progetto, e di poter aprire un focus sulla condizione delle ragazze africane, soprattutto in un paese, il Kenia, in cui abbiamo sostenuto negli anni precedenti un importante progetto di cooperazione per la costruzione di una scuola primaria e per il sostegno degli studi universitari di una ragazza.

 


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