La crisi della politica (e del sindacato)

di Andrea Panfili

Segretario Cgil Azienda Ospedaliera Perugia

Credo che ciascuno di noi potrebbe dire la sua sulla crisi della politica, affossata da anni su se stessa, autoreferenziale ed incapace di fornire risposte davanti al perdurare di una crisi politica, economica e morale che da molto, troppo tempo, attanaglia il nostro paese.

Anche il Sindacato ne ha sofferto e di riflesso il mondo del lavoro.

La mancanza di un’azione Confederale ha sicuramente indebolito il nostro operato e proprio da questo ritengo sia necessario ripartire per la piena tutela del lavoro e dei diritti.

Ora più che mai è necessaria un’assunzione di responsabilità e di coerenza nei confronti di chi rappresentiamo, non avulsi dalla realtà che ci circonda e da ben due finanziarie che vanno a stressare la capacità di tenuta dell’assistenza sanitaria pubblica in Italia e più in generale la tenuta della coesione sociale, garantita dalla stessa Costituzione.

In nome e per conto di una crisi finanziaria globale non si deve rispondere destrutturando ancora di più il sistema sanitario, il sistema pensionistico, la certezza del lavoro e la speranza per le nuove generazioni.

In nome e per conto di una crisi finanziaria globale non si deve rispondere pensando di limare i diritti dei lavoratori ed i loro salari.

Una politica che sa solo comprendere i mercati finanziari e che considera sempre più in maniera isterica le finanziarie come possibile quadratura del cerchio, in una continua rincorsa al debito pubblico, finisce per diventare una politica dell’improvvisazione.

Senza una programmazione di ampio respiro, senza piani per lo sviluppo, ogni finanziaria diventa solo un esercitazione di mera ragioneria, in attesa di una prossima finanziaria che rischia di assumere le medesime caratteristiche delle precedenti.

Voglio fare mio lo slogan di migliaia di donne che svincolate da partiti e da sindacati hanno urlato in decine di piazze italiane “ se non ora quando” manifestando la volontà di cambiare sul serio un sistema politico e finanziario avviluppatosi arrogantemente su se stesso.

Se non ora quando il diritto di avere un governo che sappia ascoltare e recepire le vere problematiche, che non stravolga le più semplici regole di geometria, pensando che il paese si esaurisca dentro le mura della politica., ben coibentato nei confronti di chi fuori esprime un disagio reale.

Anche in nome della crisi si è inutilmente cercato di delegittimare, strumentalizzare ed isolare l’impegno della CGIL al rispetto dei dettami costituzionali.

La CGIL continuerà a rappresentare nelle piazze e in tutti i posti di lavoro non solo il dissenso ma soprattutto proposte alternative per lo sviluppo e la dignità del lavoro e dei lavoratori.

Da soli abbiamo detto di no alla prima finanziaria che ha duramente colpito i lavoratori pubblici con il blocco della contrattazione per il triennio 2011- 2013, abbiamo detto di no sia come categoria che come confederazione.

Da soli abbiamo esercitato il diritto di manifestare e di scioperare, perché previsto dalla Costituzione, dal nostro statuto, dal buon senso.

Perché i lavoratori meritano ed esigono di essere rappresentati e tutelati.

La parabola discendente che con la nuova finanziaria sta precipitando nell’incertezza e nella difficoltà milioni di famiglie, troverà nella CGIL una risposta forte e determinata.

Al contrario, se esiste ( come esiste) una debolezza anche per il sindacato ( qualche sindacato), questa diventa manifesta nel momento in cui non crede più agli strumenti di cui dispone, nel momento in cui gli slogan e le rivendicazioni diventano fine a se stesse, estranee al contesto politico del momento, permeate da una incoerenza di fondo.

I nuovi scenari hanno prodotto una crisi nel sindacato che non deve però trasformarsi in una crisi del sindacato che lo porti a cambiare se stesso in qualcosa di friabile, snaturandone le proprie fondamenta di rappresentanza.

Perugia, 18 luglio 2011

Agorà CGIL, Notizie FP