Lavoratrici ex Grinta: “Noi sappiamo lavorare, chi sa fare l’imprenditore?”

“Noi sappiamo lavorare, c’è qualcuno che sa fare l’imprenditore?”. L’interrogativo lo hanno posto questa mattina, 7 novembre, nel corso di un presidio tenuto in piazza Duomo ad Orvieto le lavoratrici ex Grinta, azienda tessile specializzata nella produzione di capi di abbigliamento maschile di altissima qualità, fallita nel maggio 2010 per questioni di carattere finanziario, nonostante la presenza di commesse importanti da parte di diversi marchi dell’alta moda internazionale.

Un presidio, quello di oggi, convocato da Filctem Cgil e Femca Cisl per richiamare l’attenzione delle istituzioni e soprattutto del mondo imprenditoriale sulla situazione delle circa 65 lavoratrici coinvolte. “Donne con alti livelli di professionalità – spiega Rita Paggio, responsabile della Cgil di Orvieto – che da moltissimi anni lavorano nel settore tessile di alta gamma e che, al termine del periodo di cassa integrazione in deroga (cioè a fine mese), avrebbero accesso alla mobilità ma, con ogni probabilità, nessuna prospettiva di ricollocazione professionale, disperdendo così un patrimonio di competenze che sono state e possono continuare ad essere una ricchezza per l’economia, già duramente provata, del territorio orvietano, soprattutto per quanto attiene l’occupazione femminile”.

E la scelta di tenere il presidio proprio davanti allo splendido Duomo di Orvieto non è stata casuale: “Volevamo sottolineare che l’eccellenza di un territorio passa anche per la qualità delle produzioni e soprattutto del lavoro che esso sa esprimere. Le lavoratrici ex Grinta sono un’eccellenza che va difesa e valorizzata”, commenta ancora Rita Paggio.

A questo punto, i sindacati chiedono prima di tutto una proroga della cassa integrazione in deroga per almeno altri sei mesi, per dare la possibilità di concretizzarsi ad un progetto imprenditoriale che al momento è allo studio della regione. “Siamo a conoscenza dell’esistenza di un progetto che potrebbe trovare collocazione sul territorio proprio in ragione del fattore competitivo rappresentato dalle maestranze – spiegano Filctem e Femca – ma è necessario l’impegno di uno o più imprenditori che investano, così da poter attivare tutte le forme di sostegno all’impresa previste a livello regionale e territoriale per l’erogazione delle quali le istituzioni si sono dichiarate disponibili”.

7 dicembre 2011

Ufficio stampa Cgil Umbria

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