L’Umbria del Lavoro si rimette in marcia

“E’ possibile oggi tirare pubblicamente un bilancio dei due anni e mezzo di attività di questo Governo? E’ possibile fare una valutazione della stagione degli accordi separati? Quali sono stati i benefici delle scelte prese? Cosa pensa oggi chi negli ultimi due-tre anni ha sempre parlato dell’isolamento della Cgil?”. Sono questi gli interrogativi che Susanna Camusso, segretario generale della CGIL, ha posto nel suo intervento all’iniziativa pubblica “Diritti, Lavoro e Democrazia oltre la crisi: le proposte della Cgil per l’Umbria”, che si è tenuta lunedì 21 febbraio al Cenacolo Francescano di Santa Maria degli Angeli (Assisi) e che ha visto confrontarsi con il sindacato, in un dibattito coordinato dal direttore de Il Corriere dell’Umbria, Anna Mossuto, importanti esponenti del mondo imprenditoriale e delle istituzioni umbre: Giorgio Raggi, Presidente di Coop Centro Italia, Gianluigi Toia, responsabile relazioni industriali Nestlè Italia, Carlo Colaiacovo, amministratore delegato Colacem, e Gianluca Rossi, assessore regionale allo Sviluppo Economico.

Una discussione su che fare e come fare per uscire dalla crisi, su che tipo di relazioni sindacali mantenere, su quale sia modello di sviluppo da scegliere: una discussione da “Paese reale”, come ha sottolineato Camusso – per la prima volta in Umbria da segretario generale Cgil – che si contrappone alle discussioni di “un altro paese, slegato dalla realtà, in cui ci si occupa di processo breve, di intercettazioni e di come si mette in salvo il presidente del consiglio dai suoi processi”.

In altre parole, la Cgil continua a denunciare l’assenza del Governo nazionale su temi fondamentali come la politica industriale dell’Italia. Un fatto che danneggia fortemente l’Umbria, come ha sottolineato nella sua relazione di apertura, Mario Bravi, segretario generale della Cgil regionale, citando i casi più eclatanti come Merloni e Polo chimico ternano.

Bravi, ricordando la gravità della crisi in Umbria, ancora più profonda rispetto al resto del Paese, ha rilanciato con forza la richiesta di un Piano triennale per il Lavoro, come priorità assoluta per la regione. E a sostegno di questa proposta Bravi ha annunciato una grande iniziativa di mobilitazione per il prossimo 2 aprile, ancora ad Assisi, con una Marcia regionale per il Lavoro “che parli – ha detto – a tutte le forze sane della nostra regione”.

Da parte dei rappresentanti del mondo imprenditoriale c’è stata condivisione sulle preoccupazioni rispetto alla profondità della crisi in essere. Carlo Colaiacovo ha parlato di una situazione, in particolare nel settore dell’edilizia, uno dei settori portanti per l’Umbria, “che non ha precedenti, in cui si è registrata una flessione dei volumi in media del 35%”. E proprio in questo quadro di grande difficoltà, diventa decisiva la componente lavoro e la qualità delle relazioni sindacali. Gianluigi Toia, di Nestlè, ha detto chiaramente che il merito del successo internazionale di Perugina è da ricercarsi anche nella “qualità delle relazioni sindacali e della contrattazione aziendale che si sono instaurate con coraggio in azienda, facendo della fabbrica di San Sisto un punto di riferimento non solo in Italia, ma in Europa”. Ancora più esplicito Giorgio Raggi, Presidente di Coop Centro Italia: “Fra noi c’è chi pensa che l’impresa cooperativa debba omologarsi e seguire quello che voi chiamate modello Marchionne. Ma c’è anche chi pensa il contrario. C’è chi pensa che la divisione del mondo del lavoro sia un male anche per le imprese”. Raggi ha poi toccato il delicato tema del lavoro domenicale e festivo, richiamato da Bravi nella sua relazione, e si è detto pronto a lavorare anche per una “legge regionale di iniziativa popolare”, perché “non è possibile che si debba discutere se aprire o meno il Primo Maggio o il 25 Aprile”.

“La Regione investirà decine di milioni di euro per l’occupazione e per l’industria, ma dovremo farlo all’interno della cornice dell’Alleanza per l’Umbria, un luogo in cui tutte le associazioni sindacali e datoriali siano protagoniste delle scelte”, ha detto l’assessore regionale alle attività produttive Gianluca Rossi. Poi, sull’ipotesi, auspicata dalla Cgil, di un intervento sulla leva dell’Irap che favorisca le imprese che fanno buona occupazione, Rossi ha riferito che “la Regione sta valutando questa possibilità”, ma che non bisogna “immolarsi sulla formula”, mentre è fondamentale che l’investimento sia di almeno 10 milioni di euro, altrimenti, ha detto, si tratterebbe “di una soluzione demagogica e non incisiva”.

Una discussione ricca insomma, quella di Assisi, che “sarebbe impensabile oggi a livello nazionale”, ha osservato Susanna Camusso nel suo intervento a conclusione dei lavori. Proprio perché, “mentre in privato tutti si lamentano della situazione che c’è in Italia e di quello che fa il Governo, compresi gli imprenditori, poi in pubblico ci si blocca perché non si può disturbare il manovratore”. E questo silenzio, secondo Camusso, denuncia una situazione di crisi di Democrazia: “Siamo un Paese in cui a decidere quale è il sindacato più rappresentativo oggi è il ministro del Welfare e non i lavoratori. In cui si fanno accordi come in Fiat per cui i rappresentanti sindacali non saranno più eletti ma nominati dall’alto, proprio come i Parlamentari”. È in questo quadro preoccupante che la Cgil prova a proporre nuove regole sulla rappresentanza delle organizzazioni sindacali e sulla certificazione degli iscritti, ma senza trovare alcuna disponibilità da parte di Cisl e Uil.

Infine, Camusso ha voluto toccare anche il tema attualissimo di quello che sta accadendo il Libia: “Vorremmo che, dopo l’Europa, anche l’Italia facesse sentire la propria voce nei confronti di chi, come Gheddafi, sta sparando sulla folla inerme – ha affermato il segretario Cgil – Invece, sentiamo solo un assordante silenzio”.

21 febbraio 2011
Ufficio stampa Cgil Umbria

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