Migranti: un altro ostacolo per l’integrazione

Dal 9 dicembre 2010, gli immigrati che presentano domanda per il rilascio del Permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo (ex carta di soggiorno), devono dimostrare di possedere una conoscenza della lingua italiana pari al livello A2 del quadro di riferimento europeo. Questo ulteriore requisito è stato introdotto con il pacchetto sicurezza entrato in vigore a luglio 2009.

Oltre a creare un pericoloso legame tra competenza linguistica e diritti, che lascerà nella precarietà e nell’instabilità giuridica chi non riuscirà a soddisfare questo nuovo requisito pur avendo maturato i 5 anni di regolare soggiorno ed un reddito adeguato, le nuove disposizioni complicano ulteriormente l’accesso ad un titolo di soggiorno a tempo indeterminato che prevede una gamma di diritti e tutele maggiori rispetto al “normale” permesso di soggiorno.

La procedura appare, infatti, da subito macchinosa e complicata: chi non possiede già la certificazione o un titolo di studio conseguito in Italia, dovrà richiedere, in via telematica, allo Sportello Unico della Prefettura, di poter sostenere il test, aspettare la convocazione presso i Centri Territoriali Permanenti entro 60 giorni dalla richiesta, svolgere l’esame ed, infine, attendere l’esito, che sarà valutato insieme agli altri requisiti previsti per l’ottenimento del Permesso per lungo soggiornanti.

Molti aspetti appaiono assolutamente confusi: non è chiaro, ed esempio, se la richiesta della carta di soggiorno e la prenotazione del test possano avvenire contestualmente o se prima occorre superare il test e, solo successivamente, presentare la domanda di carta di soggiorno.

In quest’ultimo caso, in attesa del test, l’immigrato potrebbe rischiare di perdere gli altri requisiti quali, ad esempio, il lavoro. E’ evidente che i tempi di attesa per il rilascio del titolo di soggiorno a tempo indeterminato si allungheranno notevolmente. Ciò desta preoccupazione, anche in ragione del fatto che, in Umbria, questo sistema potrebbe compromettere il lavoro svolto fino ad oggi dalle Questure nella riduzione dei tempi di rilascio dei permessi di soggiorno. A riguardo va detto anche che, se da gennaio il Ministero degli Interni non rinnoverà il contratto dei dipendenti a tempo determinato delle Questure e delle Prefetture, gli uffici si paralizzeranno ulteriormente.

Inoltre, altro elemento di criticità è che l’esito del test sarà visualizzabile su internet e l’immigrato non riceverà neanche un attestato che certifica la conoscenza della lingua. Peraltro, non sappiamo ancora, né in cosa consisterà il test, né le sue modalità di somministrazione. L’auspicio è che lo svolgimento della prova e il suo contenuto siano omogenei in tutta Italia.

A fronte di questi scenari così confusi e poco rassicuranti, le strutture della CGIL dell’Umbria e del Patronato INCA saranno a disposizione per fornire consulenza ed assistenza agli immigrati che vogliono chiedere il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo e che dovranno prenotarsi per sostenere il test.

La CGIL monitorerà le modalità di applicazione a livello locale di questo meccanismo così farraginoso, fiduciosa della collaborazione con le Questure e le Prefetture.

Bravi: “Ulteriori ostacoli all’integrazione”

In Umbria abbiamo una percentuale di cittadini migranti del 10,35% e siamo la seconda regione in Italia ad ospitare più stranieri sul nostro territorio: questa è una ricchezza che come Cgil intendiamo difendere, mentre questo provvedimento va nella direzione opposta. Ci impegneremo dunque per fare tutto il possibile, anche al Tavolo regionale dell’Alleanza per lo Sviluppo per l’Umbria, affinché insieme a noi le altri parti sociali sollevino la questione, visto che questo ostacolo all’integrazione è un ostacolo allo sviluppo della nostra regione.

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