Mirafiori: “Siamo per il no, ma non dobbiamo uscire di scena”

Perugia – “La Cgil mantiene un’impostazione coerente con la sua storia: tutelare i lavoratori. E se questo significa che è necessario trovare una formula per continuare a rappresentarli e non uscire di scena, è tutt’altra cosa che il tentativo di trovare una terza via”. La linea del segretario della Camera del lavoro di Perugia, Vincenzo Sgalla, sull’accordo separato per lo stabilimento Fiat di Mirafiori che tiene banco anche in Umbria, è ferma. Anche in Umbria gli attriti interni al sindacato si fanno sentire. Tra i sostenitori delle posizioni della Fiom, che hanno assunto posizione rigorosa per il no all’accordo, e quelle del sindacato confederale che pur sostenendo il no, in linea con la posizione espressa a livello nazionale dal segretario, Susanna Camusso, ritengono che sia indispensabile fare un passo per non essere esclusi.

Il caso Mirafiori come esempio di quanto potrebbe accadere anche a livello locale?

“Sì, e intendo chiarire bene la nostra posizione. Contestiamo nel metodo nel merito l’accordo Mirafiori, e quindi intendiamo lavorare per il no. Questo è un punto fermo perché, di fatto non stiamo parlando di una trattativa ma di un’imposizione, prendere o lasciare, senza che ci sia stata una contrattazione, cosa che snatura il senso dell’accordo. Chiarito questo, come la Camusso ritengo che una volta avuto il risultato del Referendum e nel caso i lavoratori si dimostrino favorevoli all’accordo, il sindacato, pur di fronte alle difficoltà, debba trovare gli strumenti per rimanere al centro della scena e continuare a rappresentare i lavoratori”.

Una difficoltà evidente all’interno della Cgil, ma anche con gli altri sindacati. Non si può negare che tra la Cgil e Cisl e Uil ci sia una visione tutt’altro che unitaria.

“E’ evidente che il piano nazionale incide notevolmente nelle relazioni sindacali locali. Da tempo la Cgil chiede una legge che faccia da riferimento per la rappresentanza. Ma è altrettanto evidente che problemi così profondi sull’unità sindacale nazionale non si risolvono in poche ore. Per questo a livello locale abbiamo più volte chiesto un Tavolo per discutere sulla possibilità di lavorare ad una Pittaforma unitaria. Ma loro nicchiano. Credo che Cisl e Uil territoriali dovrebbero trovare il coraggio per trovare una convergenza”.

Che poi dovrebbe essere il senso di un’azione sindacale necessaria a sbloccare numerose questioni rimaste ancora aperte in Umbria e nei singoli territori provinciali. Crede che nel 2011 si potrà riuscire a cambiare marcia, dopo tante parole e riforme annunciate e mai attuate?

“In Umbria la crisi ha avuto caratteristiche forse più pensanti del quadro nazionale. L’unità sindacale darebbe una maggiore forza alla contrattazione ma una delle cose che da tempo rilevo, almeno sul piano provinciale, è la debolezza dell’interlocuzione imprenditoriale. Siamo di fronte all’assenza di una classe dirigente, da Confindustria alle associazioni degli artigiani. Pensiamo alle vicende di due aziende storiche del territorio, le Grafiche Benucci e l’azienda Piselli. Nessun imprenditore del territorio si è sentito in grado di affrontare crisi industriali così pesanti”.

Intende dire che non ci sono state risposte dal territorio?

“Proprio questo, non c’è stata nessuna sponda e credo invece, che sia necessario stimolare le imprese locali, che battano un colpo. Solo così si può creare un sistema imprenditoriale che può essere chiamato tale. La mia sensazione è, invece, che in periodi di difficoltà come quello che si è aperto con la crisi le imprese tendano a proteggersi piuttosto che ad accettare al sfida della globalizzazione. E credo che noi abbiamo conoscenze e competenze, come quelle della grafica dell’Alta Umbria, che si possono sfruttare per competere sul mercato globale. E invece sembra che ciascuno pensi ai propri interessi, o alla propria sopravvivenza, con la conseguenza che c’è un abbassamento dei diritti, una compressione dei salari che magari riescono a garantire una competitività a livello locale ma non danno ulteriori prospettive”.

Veniamo al suo territorio, quello della Provincia di Perugia. Ad inizio 2011, quali le situazioni più critiche da affrontare.

“La situazione è disomogenea. In Alta Umbria le difficoltà sono maggiori, anche per la forte incidenza del manifatturiero, della meccanica del tessile e del settore grafico. Poi c’è la tabacchicoltura, un altro tema storico su cui sarà necessario discutere. In questo senso le elezionia sindaco a Città di Castello e Gubbio sarà un’occasione per ragionare sui programmi”.

Bilanci, tagli, servizi a rischio e cittadini sempre più in difficoltà. Che si fa?

“Con il Comune di Perugia abbiamo una discussione aperta per le previsioni di Bilancio 2011. Stiamo cercando di trovare una soluzione sul fronte degli aumenti dei biglietti. Stessa cosa per le politiche sociali. Non ci sono le risorse e con l’assessore Cernicchi abbiamo aperto una discussione su mense ed asili. Di certo difenderemo i dipendenti. Ma il punto fondamentale è ancora un altro: la tenuta sociale del territorio è fondamentale anche per lo sviluppo economico dello stesso. Non possiamo prescindere dal valutare la possibilità di offrire servizi adeguati, ma non credo che delegare questi aspetti ai privati sia la soluzione. Piuttosto dobbiamo pensare ad un modello di servizio pubblico partecipato da più soggetti, che coinvolga anche i privati, come nel caso dell’asilo della Perugina. Ecco, il modello c’è, perché non pensare di svilupparlo”.

Il segretario regionale della Cgil, Mario Bravi, recentemente ha dichiarato che il 2011 sarà un anno ancora più difficile del 2010.

“Sì, ci aspettiamo un anno ancora più duro, al di là delle previsioni più o meno ottimistiche: la disoccupazione è aumentata, la cassa integrazione in deroga e gli altri ammortizzatori sociali crescono sempre di più. I segnali non lasciano ben sperare”.

E’ il momento che anche il sindacato batta un colpo. Il terreno di prova è l’Alleanza per l’Umbria, Cgil, Cisl e Uil arriveranno compatte ai Tavoli?

“Abbiamo firmato l’accordo le prospettive sono queste. Che poi l’Alleanza per l’Umbria sia una cornice di riferimento che va riempita di contenuti è altrettanto vero. Diciamo che non è proprio cosa nuova, un tema del 2011. Comunque lo abbiamo detto e ripetuto più volte: per la Cgil non si può prescindere da un Patto per il lavoro. E abbiamo invitato gli altri sindacati a collaborare per un’azione unitaria”.

Parlando di arroccamento…ognuno sembra convinto delle proprie posizioni.

“L’ho detto prima, occorre trovare il coraggio per arrivare ad un punto di convergenza, e noi più volte abbiamo sollecitato le altre sigle sindacali in questa direzione”.

5 gennaio 2010
Intervista di Lara Partenzi – Il Giornale dell’Umbria
Agorà CGIL, News cgil Perugia