Morti sul lavoro: la mattanza continua

Un altro lavoratore è morto sul lavoro oggi nella nostra regione. L’ennesima tragedia si è consumata a Silvignano a pochi chilometri da Campello sul Clitunno, dove proprio venerdì si celebrerà la ricorrenza dei 5 anni dalla strage della Umbria Olii, una ferita ancora pulsante per tutti noi. Alla famiglia, agli amici e ai colleghi della vittima vanno le nostre più sentite condoglianze.

Qualcuno sarà tentato di parlare di “tragica coincidenza”, di “scherzo del destino”. Ma noi sappiamo invece che coincidenze e destino non c’entrano affatto.

Con questa morte sale a 18 il numero di lavoratori che hanno perso la vita nel 2011 in Umbria, due in più rispetto allo scorso anno. E purtroppo questa triste contabilità non è ancora definitiva.

E’ evidente che se il numero di morti sul lavoro aumenta, mentre si contrae l’attività produttiva, mentre la cassa integrazione è ai massimi storici, mentre di lavoro ce n’è sempre meno, qualcosa non va. Siamo chiaramente di fronte ad un imbarbarimento delle condizioni di lavoro, perché ancora una volta per far fronte alla crisi si vogliono comprimere i diritti, si vuole risparmiare sulla pelle delle persone. Da questo punto di vista l’eredità che ci lascia il Governo Berlusconi, con il ministro Sacconi che ha riversato tutto il suo impegno nello smantellamento del Testo Unico per la sicurezza, è drammatica. Per questo al nuovo Governo chiediamo di tracciare una netta linea di discontinuità, mettendo la difesa e il consolidamento dei diritti e della sicurezza di lavoratrici e lavoratori in cima alla sua agenda politica.

Mario Bravi, segretario generale Cgil Umbria
“ADESSO BASTA”

L’ennesimo grave incidente mortale sul lavoro, nella Provincia Ternana, impone una rigorosa e severa analisi dei fatti per capirne le ragioni e per trovare soluzioni che pongano fine a questa tragedia insopportabile in un paese civile.

Riteniamo inaccettabile la trasformazione di un diritto, come quello al lavoro, in una condanna a morte.

La morte conseguente ad un incidente sul lavoro non è imputabile al destino o peggio ancora a l’idea che nelle attività umane sono impliciti rischio e quindi morte.

Nel lavoro sono necessarie regole e comportamenti coerenti frutto della contrattazione sindacale e di una diffusa e permanente attività formativa.

Conoscere per prevenire deve essere una regola fondamentale, programmi ed azioni formative nei luoghi di lavoro debbono essere permanenti e strettamente collegati alla definizione di pratiche operative aggiornate e verificate.

Risparmiare sull’attività finalizzata alla sicurezza costituisce un gravissimo errore inaccettabile per i lavoratori e per il sindacato.

Ancor più grave appare la utilizzazione dei contratti dell’apprendistato, per cui è obbligatoria una attività formativa reale legata con diritti e con doveri in tutte le forme presenti nel lavoro.

Questa procedura purtroppo è costantemente elusa per favorire la sola utilizzazione produttiva.

I contratti di prima occupazione, come apprendistato, collaborazioni e interinali, non possono essere finalizzati al solo contenimento del costo del lavoro.

Riteniamo affermare a tale proposito che anche il sistema delle relazioni inerenti gli appalti necessita di una rivisitazione in grado di offrire la certezza sulle questioni alla salute e alla sicurezza.

Chiediamo che quanto costruito attraverso il protocollo sulla sicurezza e salute, siglato in Thyssen, venga esteso a tutto il sistema delle imprese operanti nel ternano, attraverso il coinvolgimento responsabile delle associazioni datoriali.

Segreteria Fiom-Cgil Terni
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