Manovra, i tagli fanno male ai pensionati

La denuncia dello Spi Cgil dell’Umbria: colpita duramente la non autosufficienza. Nel 2011 tagliati 6,6 milioni di euro. La proposta: un piano regionale per l’occupazione dei giovani

Fondo nazionale politiche sociali: -4,8 milioni in due anni. Fondo politiche per la famiglia: -3 milioni in due anni. Fondo sanitario regionale: -45 milioni di euro in tre anni. Fondo nazionale per la non autosufficienza: azzeramento a partire dal 2011, con conseguente perdita per l’Umbria di circa 6,6 milioni di euro. Abrogazione legge ex Bassanini: -29 milioni di euro in tre anni per l’edilizia residenziale pubblica e -5 milioni di euro per il trasporto pubblico su gomma.
Una sfilza di segni meno: sono gli effetti della manovra economica del Governo sulla nostra regione per quanto riguarda in particolare gli anziani, una delle categorie più penalizzate dai tagli ai trasferimenti. A delineare un quadro assolutamente allarmante è stato stamattina lo Spi Cgil dell’Umbria, che ha tenuto una conferenza stampa proprio per denunciare le pesanti conseguenze che la Finanziaria produrrà sui pensionati umbri. Al tavolo, insieme al segretario generale Graziano Massoli, la segretaria Roberta Perfetti, coordinatrice della donne dello Spi (“categoria ancora più penalizzata dai tagli”), Aldo Darena, del dipartimento politiche del benessere e della cittadinanza attiva e Lanfranco Venturini, del dipartimento previdenza-fisco-redditi.
“Purtroppo non c’è ancora piena consapevolezza di cosa comporterà questa manovra per la fasce deboli della popolazione e per gli anziani in particolare – ha affermato il segretario generale dello Spi dell’Umbria, Graziano Massoli – un impoverimento su tutti i versanti: sanità, sociale, trasporti, edilizia, ambiente, etc. E non ci sono riforme e semplificazioni, per quanto giuste e auspicabili che possano compensare un simile ridimensionamento del welfare dell’Umbria”, ha aggiunto Massoli.
In particolar modo, lo Spi Cgil sottolinea gli effetti sulla non autosufficienza: “Tre anni fa abbiamo conquistato con la Regione una legge regionale e un fondo integrativo di 33 milioni di euro – ha spiegato ancora Massoli – derivanti in parte dal fondo nazionale, in parte da risorse regionali. Ora però il governo di destra azzera il Fondo nazionale, e a noi dal 2011 viene a mancare una ‘gamba del tavolo’, che vale circa 6,5 milioni di euro”.
A fronte di questa situazione lo Spi lancia un interrogativo alle altre sigle dei pensionati: “Che fine hanno fatto – si chiede il sindacato – le 20mila firme che in Umbria abbiamo raccolto unitariamente a sostegno del Fondo nazionale che ora viene cancellato? Possibile che Fnp Cisl e Uil pensionati si siano dimenticate quella battaglia?”.
Un “silenzio incomprensibile” quello degli altri sindacati secondo lo Spi, come incomprensibile è stata “la mancata partecipazione del centrodestra umbro al consiglio regionale della scorsa settimana sugli effetti della manovra”, visto che “tutte le regioni, comprese quelle di centrodestra, sono concordi nel contestare duramente l’iniquità dei tagli”.
Cosa fare dunque a fronte di questa situazione allarmante? “A settembre proseguirà la forte mobilitazione contro i tagli, cui si dovrà affiancare però quella in difesa dei redditi da pensione – ha spiegato ancora il segretario dello Spi – ma al tempo stesso avvieremo il confronto con Regione e Anci sulla piattaforma unitaria, chiedendo la convocazione di assemblee aperte e consigli straordinari in tutti gli enti locali, in modo particolare sulla non autosufficienza, perché non è possibile che dopo tre anni dal varo della legge regionale le risorse non siano ancora state attivate, come non è possibile pensare che le prime risorse impiegate vadano prevalentemente per la residenzialità, quando è la domiciliarità l’obiettivo che insieme ci siamo dati. Non è pensabile insomma – ha chiarito Massoli – che l’Umbria diventi il cuore verde delle case di riposo”.
Infine, dallo Spi arriva una proposta di solidarietà intergenerazionale, rivolta ai giovani, sempre più in difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro: “Noi crediamo che in questa regione – hanno affermato i rappresentanti dello Spi – sia necessario dar vita ad un Piano straordinario per l’occupazione, rivolto in primis a giovani, donne e laureati, che a 30-35 anni non hanno ancora conosciuto un posto di lavoro degno di questo nome. Un piano biennale o triennale sostenuto da un Fondo regionale, con la regia di Palazzo Donini e il coinvolgimento di tutti i soggetti sociali ed economici della regione. Noi come Spi, naturalmente insieme alla Cgil, siamo pronti a dare il nostro contributo”.

26 luglio 2010
Ufficio stampa Cgil Umbria

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