Non chiamate clandestino chi fugge dalla guerra

“Chi scappa da zone di guerra o di rivolta perché teme per la propria incolumità non è un clandestino ma un profugo e deve essere soccorso e aiutato. Un grande Paese democratico come l’Italia deve essere in grado di gestire una situazione che, seppure straordinaria, è ancora assolutamente contenuta nei numeri”. Ad affermarlo è Hedi Khirat, lavoratore metalmeccanico tunisino, in Italia da 18 anni, resaponsabile della Camera del Lavoro di Gualdo Tadino (Pg). Con lui proviamo ad analizzare la situazione determinatasi con l’emergenza sbarchi delle ultime settimane.

Khirat, perché i tunisini che arrivano a Lampedusa sono secondo lei dei profughi?

Prima di tutto guardiamo da dove arrivano: quasi tutti dal sud del Paese, quasi tutti dal confine con la Libia dove nelle ultime settimane sono transitati 300mila profughi scappati dalla guerra. E’ evidente che, nonostante i grandi sforzi che la Tunisia sta facendo per gestire questa vera emergenza sociale, un Paese appena uscito da una rivolta e con tanti problemi ancora aperti non è in grado di farcela da solo. L’Europa deve farsi carico di questa situazione drammatica.

Ma chi sono questi migranti che continuano ad arrivare in Italia?

Come ho detto sono persone che fuggono perché temono per la propria incolumità. Molti vengono dalla Libia, anche se magari sono tunisini di nazionalità. E poi nessuno ha pensato che ci possono essere anche ex sostenitori del regime di Ben Ali? Non hanno forse diritto anche loro ad una protezione se per qualche ragione si sentono in pericolo?

Ma oggi quale è la situazione in Tunisia? Il Paese è tornato alla normalità?

Diciamo che siamo al 90%. Resta ancora qualche emergenza, anche se, per esempio, la prossima settimana ripartirà il campionato di calcio, mentre le aziende, anche quelle italiane, sono già ripartire e la situazione è sostanzialmente stabile. Intanto, il nuovo Governo sta facendo cose positive e il sindacato, Ugtt (gemellato con la Cgil dell’Umbria, ndr), sta vivendo un momento di grande crescita.

Cosa le dicono i suoi colleghi sindacalisti dalla Tunisia?

Che tantissimi giovani si stanno iscrivendo perché ora credono di più nel sindacato. Prima magari lo vedevano come un pezzo di potere, troppo legato al governo e al regime di Ben Alì. Ma durante la rivolta le sedi dell’Ugtt si sono aperte e hanno accolto le giovani e i giovani che lottavano per la democrazia e la libertà. Questo ha restituito grande forza al sindacato che ora rappresenta un punto di riferimento fondamentale.

Lei ha avuto contatti diretti con qualcuno dei profughi arrivati in Italia?

Sì. Lo scorso 11 marzo abbiamo accolto e aiutato proprio a Gualdo Tadino, assieme al Centro culturale e sociale che dirigo, due migranti arrivati da Lampedusa, uno tunisino e uno libico, peraltro entrambi laureati. So che ora si trovano in una struttura di accoglienza della regione.

Quale è la sua previsione rispetto al flusso di migranti che nelle ultime ore si è andato ulteriormente intensificando?

Il problema è la guerra in Libia. Se il conflitto durerà a lungo gli arrivi non solo continueranno ma andranno sempre più intensificandosi. E’ inevitabile: la gente scappa sempre dalle guerre. Per questo, a mio avviso, è fondamentale che le armi tacciano subito e chi si aprano invece i canali della diplomazia e della politica.

Fabrizio Ricci
Ufficio stampa Cgil Umbria
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