Primo Maggio 2013: senza il lavoro il Paese muore

“Senza il lavoro il Paese muore, e questo Paese non può morire”. Si può sintetizzare in questa formula drammatica lanciata da Susanna Camusso a Perugia, dal palco della manifestazione nazionale di Cgil Cisl e Uil, il senso di questo Primo Maggio 2013. Forse la festa più difficile dei lavoratori italiani da molti decenni, al sesto anno di crisi, senza certezze e con poche speranze. Ma i sindacati hanno voluto lanciare un messaggio di ottimismo, denunciando di avere un “obbligo confederale” all’ottimismo, alla ricostruzione del mondo del lavoro. E l’hanno fatto a partire da una rinnovata unità, sancita dal cammino comune che li porterà a Roma il 22 giugno per una manifestazione nazionale per il lavoro, simbolo che lunghi anni di fratture e divisione sono forse alle spalle.

‘Priorità lavoro’: con questo slogan i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti sono intervenuti a Perugia per la manifestazione nazionale del Primo maggio. Festa dei lavoratori che i tre sindacati confederali quest’anno hanno deciso di celebrare nella città umbra teatro, all’inizio dello scorso marzo dell’omicidio di due impiegate della Regione uccise da un imprenditore che, poi, si e’ suicidato. Un episodio divenuto simbolo, per Cgil, Cisl e Uil, della necessita’ di restituire centralità al lavoro. Il corteo ha attraversato Perugia accompagnato dagli striscioni e dalle bandiere dei tre sindacati, rosse, verdi e blu. ‘Primo maggio Umbria 2013’ con su entrambi i lati lo slogan ‘priorita’ lavoro’ è lo striscione che apre il corteo. A seguire, tra gli altri, quelli delle diverse categorie. In piazza anche alcuni rappresentanti degli artigiani con le magliette e le bandiere Cna Umbria.

Il Primo Maggio “può essere una festa amara – ha detto Luigi Angeletti dal palco -, e purtroppo lo festeggiamo immersi in molti problemi e in alcune gravi tragedie. Siamo qui per ricordare due persone, due lavoratrici vittime di un atto criminale e folle, morte lavorando”. “Le persone che lavorano fanno funzionare questo paese – prosegue il leader Uil -. C’è sempre qualcuno che lavora, se noi possiamo avere beni e servizi. I tre milioni di disoccupati in Italia, però, non sono il frutto di una generica crisi mondiale, contro cui non possiamo far niente, perché l’Italia è l’unico paese Ocse in recessione. Ci sono responsabilità che attengono alle scelte di politica economica che sono state fatte in questo paese”. Un paese, dice Angeletti, che “affonderà se non risolverà il problema del lavoro. Questo goperno si è formato solo grazie al patriottismo del presidente della Repubblica, un grande italiano oltre che un grande presidente, che ha segnalato il bisogno di un governo che ponga il problema del lavoro al centro della sua azione”.

Ma per Angeletti “ci sono delle priorità. Il governo deve prima rispettare i patti: finanziare cig e cig in deroga. Seconda questione: ridurre le tasse sul lavoro. Siamo favorevoli alla riduzione dell’Imu sulla prima casa. Ma ogni euro disponibile deve essere finalizzato a ridurre la tasse sul lavoro e a favorire la stabilizzazione del lavoro giovanile. I programmi del governo sono condivisibili – conclude Angeletti -, ma si devono tradurre nel giro di poche settimane in decisioni, in scelte”.

“Siamo qui per i disoccupati, e sono molti, e perché vogliamo ricordare che c’è tanto da fare per gli esodati, per i cassintegrati”: così il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. Il lavoro “è al centro. Senza lavoro una persona non ha dignità, non ha libertà, non ha la possibilità di sostenersi e sostenere la propria famiglia”. E’ “l’unica cosa – prosegue Bonanni – che può curare queste malattie”.

“Le classi dirigenti – dice Bonanni – devono occuparsi dell’economia. Senza una buona economia avremo disoccupazione, cassintengrati, più povertà. Il governo ha lanciato segnali interessanti, ma li vogliamo verificare alla luce del sole”. Per Bonanni “le famiglie sono caricate come muli, non reggono più il carico fiscale nazionale che non ha precedenti nella storia d’Italia e d’Europa. Chiediamo che le tasse sul lavoro siano ridotte notevolmente. E il reato di evasione fiscale dev’essere un reato penale”.

“Letta chiarisca un aspetto – prosegue il leader Cisl -: quando parla di riforme istituzionali, l’Italia ha una selva di amministrazioni e istituzioni che sono la causa di tante tasse che paghiamo e dell’immobilismo che c’è. I dipendenti pubblici sono stati offesi per coprire le brutture che avvengono in queste istituzioni”. Inoltre “dobbiamo rilanciare l’industria, l’unica occasione per avere occupazione” Per farlo “il governo deve avere coraggio. L’Italia si salva se tutti si impegneranno per salvarla. Serve un nuovo clima – afferma Bonanni -, un’energia nuova popolare che dia forza a coloro che vogliono spendersi con coraggio per risolvere i problemi del Paese. L’italia dev’essere percorsa da uno spirito nuovo di servizio, come dice papa Francesco: il servizio è potere. Dobbiamo realizzare un potere liberante”.

“Festeggiamo il Primo Maggio nella straordinaria difficoltà di un Paese dove manca il lavoro – esordisce Susanna Camusso -. A tutti quelli che ci chiedono: ma che senso ha festeggiare, rispondiamo: per ricordarvi che senza il lavoro questo Paese muore, e questo Paese non deve morire. Ma il lavoro non basta. Dev’essere un lavoro dignitoso, che abbia diritti. Dall’inizio dell’anno sono morte 145 persone sui luoghi di lavoro. Nei luoghi di lavoro non c’è abbastanza attenzione alla sicurezza delle persone: è un impegno per noi, perché è evidente che dobbiamo fare di più. Ma Se si muore è anche perché si è favorita la precarietà, la paura, la competizione terribile che rende le persone oggetti e non soggetti”.

Camusso ricorda che il lavoro deve tornare al centro della politica. “Il nostro obiettivo è quello di redistribuire il reddito di questo paese”. “È la disoccupazione il vero male di questo paese”. Al governo Camusso dice con chiarezza: “guardate che la risposta su ammortizzatori sociali e esodati significa ricostruire il patto di fiducia con i lavoratori e le lavoratrici”.

“È un Primo Maggio all’insegna di tanti problemi – prosegue la leader Cgil -, ma anche bello perché Cgil Cisl e Uil si presentano in tutte le piazze d’Italia con una piattaforma unitaria. Abbiamo alle spalle tante ferite, ma le persone ragionevoli curano le ferite perché sappiamo che al lavoro bisogna dare risposte: ora, non tra qualche tempo”. Riferendosi all’accordo sulla rappresentanza: “Noi ci mettiamo alla prova: misuriamo chi siamo, quanti iscritti abbiamo e quanto contiamo. La democrazia c’è, se l’esigibilità degli accordi è data dal voto dei lavoratori insieme alle organizzazioni sindacali”.

Poi un altro messaggio al governo Letta: “I titoli non bastano, non bastano gli annunci e le promesse. Vorremmo vedere provvedimenti concreti, e sapere che per ognuno di quei provvedimenti non ci sono nuovi tagli a servizi e pensioni o addizionali nelle tasse. Bisogna fare un’operazione vera di redistribuzione”. Camusso ricorda che “sono stati 6 anni di crisi e ferite: è difficile ricostruire il filo dell’ottimismo, della speranza, della fiducia. Ma tutti noi sindacati non possiamo non avere l’idea che l’ottimismo ci possa essere. Bisogna ricostruire i fili della solidarietà. Il mondo del lavoro non può essere tutti contro tutti. La riunificazione del mondo del lavoro: è in questo che c’è l’idea della mobilitazione di Cgil Cisl e Uil che culminerà nella manifestazione del 22 giugno a Roma. Dobbiamo ricostruire quei fili. Il messaggio vero di questo Primo Maggio: non vogliamo più dividerci, abbiamo un obiettivo comune, che questo Paese ricominci a costruire lavoro. Le grandi conquiste sono state sempre fatte da un movimento dei lavoratori unito – conclude Camusso -, per cambiare la storia, abbiamo diritto a un futuro migliore, e lo costruiremo”. (D.O.)

 

da www.rassegna.it

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