Referendum lavoro: “Noi non stiamo sereni”

“Noi non stiamo sereni. E non lo saremo finché il decreto del governo che cancella i voucher e introduce la responsabilità solidale negli appalti così come richiesto con i nostri referendum diventerà legge dello Stato”. Sta in questo passaggio dell’intervento del segretario generale della Cgil di Terni, Attilio Romanelli, il senso dell’iniziativa “Perché due Sì” organizzata oggi, 29 marzo, a Terni, nell’ambito di una campagna elettorale che per la Cgil non si è mai fermata e non si fermerà, appunto, fino alla legge.

Un’iniziativa molto partecipata, che ha visto i contributi e gli interventi di lavoratrici e lavoratori dei vari settori produttivi, che hanno riportato esempi ed esperienze concrete delle distorsioni prodotte dai voucher (utilizzati non solo per i cosiddetti “lavoretti”, ma in maniera massiccia per sostituire i contratti nel lavoro dipendente, anche nell’industria) e delle ingiustizie continuamente subite dai lavoratori degli appalti, fortemente presenti nel sistema produttivo ternano (basti pensare a tutto l’universo Ast), che restano di fatto lavoratori di “serie B” nell’attuale assetto normativo del nostro paese. “Con 2 sì al referendum del 28 maggio, che ad oggi resta assolutamente in campo, abbiamo la possibilità di cambiare concretamente la vita di migliaia e migliaia di lavoratrici e lavoratori anche in Umbria – ha sottolineato il segretario generale della Cgil regionale Vincenzo Sgalla – ma sappiamo bene che non ci si può fermare ai referendum. Questi infatti – ha aggiunto Sgalla – nel nostro progetto sono solo un grimaldello per rimettere il lavoro al centro della discussione politica e innescare una stagione di vere riforme in Italia”.

“La nostra sfida, con i referendum e con la Carta dei diritti universali – ha aggiunto nelle sue conclusioni il segretario della Cgil nazionale Giuseppe Massafra – punta a introdurre in questo paese un diritto del lavoro moderno, al passo con i tempi e quindi con le grandi innovazioni che stanno attraversando il sistema produttivo. Perché è solo restituendo dignità e diritti a tutte le tipologie di lavoro, dalle partite Iva ai contratti precari, che si può immaginare di percorrere la via alta dello sviluppo, che va nella direzione opposta rispetto a chi continua a credere che si possa competere sul mercato globale abbassando il costo e i diritti del lavoro. Ecco perché – ha concluso Massafra – siamo partiti da due elementi di massima degenerazione nel mondo del lavoro, voucher (140 milioni quelli staccati in Italia nel 2016) e mancanza di diritti negli appalti, per puntare ad un obiettivo più alto, con la nostra proposta di un nuovo Statuto delle lavoratrici e dei lavoratori: uscire dalla rassegnazione del lavoro purché sia che ormai attraversa soprattutto le giovani generazioni e che non fa altro che trasformare i diritti in privilegi, spianando la strada all’illegalità e all’economia criminale”.

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