Riflessioni di inizio d’anno

Il 30 Dicembre su Repubblica c’era un articolo di Massimo Giannini, l’ho trovato molto interessante invita alla riflessione su quanto sta accadendo in questo brutto periodo per il movimento sindacale. Pomigliano e Mirafiori si impongono come luoghi-simbolo di ogni cambiamento e rappresentano l’eterno conflitto tra conservazione e modernità. Per alcuni modernità è rappresentata da chi stravolge regole e impone il suo punto di vista attraverso la leva del capitale, chi tutela il lavoro viene considerato conservatore. Non possono esserci schemi rigidi di interpretazione e neanche di semplice ineluttabilità degli eventi. Il ricatto del lavoro a qualsiasi costo purchè sia, non può superare ogni possibile riconoscimento del valore del lavoro come emancipazione sociale. Ancora ci credo e voglio crederci ma allo stesso tempo penso che la Cgil dovrà interrogarsi su come uscire da questo “splendido isolamento valoriale” in cui siamo finiti, nostro malgrado, che ci impedisce, ingiustamente, di continuare a svolgere fino in fondo il nostro ruolo. Intorno a noi tanti osservatori con ricette miracolose e miracolanti a dirci che si fa bene e molti di più che si fa male. Il punto è tornare a parlare di lavoro senza giocare una partita falsata. Giannini, appunto, ci dice questo “La verità è che in questa partita quasi tutti i giocatori usano carte false o fingono di avere carte che non possiedono. Il giocatore che non ha carte da giocare è il Governo. Il giocatore che non ha carte è anche il Pd, che sa solo dividersi e non sa capire che l’unico metro per misurare il suo tasso di riformismo sta nel proporre un’agenda alternativa e innovativa per la crescita del Paese. Il giocatore che usa carte false è il sindacato. La Fiom ha le sue colpe ma la Cisl e la Uil che gridano vittoria spacciano carte false e porteranno a lungo sulla coscienza una gestione gregaria dei rapporti con la politica e con la Fiat” E poi ancora l’articolo conclude “Uno schema che non prevede compromessi. Il modello è il capitalismo compassionevole degli USA, non più il Welfare universale della vecchia Europa. Se vi sta bene è così, altrimenti la Fiat se ne va.” In questo inizio di anno forse sarebbe utile chiedersi tutti insieme cosa si può fare, quali iniziative produrre per ricostruire una ossatura di consapevolezza diffusa dei rischi che si stanno correndo. Non è lo sciopero generale, a mio avviso, l’unica risposta che possiamo dare, anzi, ma c’è la necessità di ritessere relazioni in grado di rideterminare una vera coscienza collettiva. Auguri a tutti noi, ne abbiamo bisogno.

2 gennaio 2011
Lucia Rossi – Segretaria generale CGIL Terni
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