Rincorrere la crescita zero

La ripresa del Pil, se ci sarà davvero, non creerà occupazione. E’ questo il nodo intorno al quale ruota l’analisi del III Focus Economia Umbria, curato dall’Ires Cgil Toscana in collaborazione con la Cgil dell’Umbria che è stato presentato
a Perugia, in un convegno al quale hanno preso parte Marco Batazzi, ricercatore Ires Toscana, Walter Cerfeda, direttore Ires Cgil Marche, Fabio Giovagnoli, direttore Ires Cgil Toscana, Lucia Rossi e Mario Bravi, per la Cgil dell’Umbria. In quella che i ricercatori dell’Ires definiscono una “rincorsa alla crescita zero”, quello che si prospetta per il 2014 anche in Umbria, secondo la Cgil, è un vero e proprio “massacro occupazionale”, come i dati del III Focus Economia tendono a confermare.

L’Umbria è una regione su cui la recessione ha assestato un duro colpo – si legge nell’introduzione al rapporto – elevata disoccupazione rispetto ai livelli di medio periodo, produttività bassa, produzione industriale che rimane ancorata ad un pavimento da cui non riesce a sganciarsi, consumi sempre più in basso ed un export complessivo ancora troppo condizionato dalle criticità della siderurgia ternana. Criticità in buona parte – sottolinea l’Ires – preesistenti alla crisi.

Sul fronte del mercato del lavoro, tra l’altro, l’Ires evidenzia come si accentuino in Umbria gli effetti, in termini restrittivi, del provvedimento di riforma del mercato del lavoro (legge 92/2012), con una netta diminuzione delle forme di lavoro diverse dal lavoro dipendente (parasubordinato e intermittente in particolare), un modesto miglioramento del lavoro a tempo determinato, ma un calo di quello a tempo indeterminato, tanto da suggerire una mancata sostituzione di forme di lavoro maggiormente precarie con tipologie lavorative più tutelate (come per esempio anche il lavoro dipendente a tempo determinato non stagionale).

Sull’andamento della cassa integrazione, che si contrae rispetto al 2012, pur restando su livelli molto elevati (12,5 milioni di ore autorizzate a settembre 2013), incide fortemente, secondo l’Ires, la mancanza di copertura per la Cig in deroga, che infatti si contrae del 74,6% in un anno. Ma in base ad una semplice stima econometrica – sottolinea l’Ires – basata sulle serie storiche, si può evidenziare come, a parità di condizioni, ipotizzando un andamento analogo al precedente biennio per la componente in deroga, si avrebbe un effetto ben diverso sulle ore complessive autorizzate, che salirebbero a 23,5 milioni e risulterebbero così aumentare del 5,6% rispetto al 2012, anziché diminuire.

E se la produzione industriale attenua il suo ritmo di caduta (da -4,5% nel I trimestre a -4% nel II) sul versante della domanda non emergono miglioramenti, con una dinamica del portafoglio ordini (-3,8%) sempre deteriorata (peggiora anche la dinamica degli ordini esteri). Ancora male, infine, l’andamento delle vendite al dettaglio, seppure in leggero miglioramento (da -7,1% a -6%), mentre prosegue il trend negativo dei flussi di esportazione di beni e servizi con circa 146 milioni di euro in meno, corrispondenti ad un calo del 7,4% (dato condizionato dalla vertenza Ast).

A fronte di questo quadro la Cgil non solo rilancia la necessità di un Piano per il lavoro in Umbria, ma allarga l’orizzonte ad una “vertenza dell’Italia di mezzo”. Non a caso, la discussione odierna è uscita dai confini regionali per allargarsi anche alle regioni vicine di Toscana e Marche. Due regioni, come hanno spiegato Walter Cerfeda, direttore dell’Ires Cgil Marche, e Fabio Giovagnoli, direttore dell’Ires Toscana, che vivono, seppure con sfumature diverse, situazioni analoghe a quelle descritte per l’Umbria.

Di qui la necessità di costruire quella che Mario Bravi ha definito appunto una “vertenza dell’Italia di mezzo”, ovvero un’azione che rivendichi un’inversione di tendenza in questa parte così importante del Paese. Un’azione, ha spiegato Bravi, incentrata soprattutto su tre assi: la costruzione di un moderno assetto infrastrutturale (e su questo un ruolo decisivo sarà giocato dall’utilizzo dei fondi strutturali), un rilancio dell’industria come elemento centrale per un’inversione di tendenza e la valorizzazione delle immense ricchezze artistiche e paesaggistiche di cui questa parte d’Italia è dotata.

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