Sanità: Cgil, no all’aumento sulle visite intramoenia

Calma e gesso con le stangate. E anche con la loro ossessione. La stangata alla sanità l’ha  già inferta il vecchio Governo, togliendo 8 miliardi in Italia che in Umbria significano 130 milioni fino al 2014.

Per questo, a Roma si discute di un nuovo Patto della Salute, tra Governo e Regioni. Si cerca di inquadrare modi e tempi delle misure economiche in una  più ampia riforma di tutto il sistema.  Senza causare il default del SSN e senza compromettere la qualità dei servizi ai cittadini. Rimane il taglio, ma la filosofia con cui farvi fronte appare diversa.

In questo contesto l’Umbria è riuscita intanto a chiudere il 2011 in positivo. E gli odiosi ticket hanno portato le risorse che dovevano portare. Non ci risulta quindi un “nuovo buco” di 4 milioni da ridotte entrate. Le risorse che mancano sono sempre le stesse.
Il problema rimane anche nella nostra Regione: come farvi fronte salvaguardando il SSR.
Notizie giornalistiche annunciano provvedimenti in movimento come l’aumento del 29% del Ticket sulla attività intramoenia.

A parte il fatto che di questo, l’assessore regionale alla sanità, nell’incontro con le OO.SS del 5 gennaio, non ha fatto cenno. Tuttavia, possiamo già dire che se esistesse sarebbe un provvedimento inutile e dannoso.

Inutile perché non porterebbe un maggiore apporto di risorse al servizio pubblico, anzi un aumento di tale entità, produrrebbe una contrazione della richiesta di tali prestazioni che risulterebbero fuori mercato.
Dannoso, perché danneggerebbe così il servizio sanitario regionale ed i suoi professionisti, tagliati fuori dal mercato. Si vorrebbe punire il loro impegno nel servizio pubblico? Il tutto naturalmente a favore del privato. Anzi, dei privati.
Non ci sembra possibile. Ed  il problema rimane più ampio.

I fumi della morra sanitaria sul numero delle Aziende si sono diradati. Anche se alcuni interventi sono obbligati, come l’Azienda ospedaliera integrata unica, tutti hanno capito che non si trovano (solo) così  130 milioni, ma con coraggiosi interventi di riorganizzazione e razionalizzazione del sistema stesso e dei servizi dentro le ASL.
Ad esempio si può tollerare ancora una assistenza territoriale sempre più depauperata in risorse e servizi, sottoposta solo a tagli ragionieristici e senza barlume di riorganizzazione? Non ci si può poi lamentare delle barelle nell’azienda ospedaliera, delle file ai Pronto Soccorso, o dei maggiori costi ospedalieri.

E ancora se il Ministro Balduzzi, ma anche il Senatore Marino, parlano di chiudere o riconvertire gli ospedali sotto 120 posti letto, non fischiano le orecchie in Umbria? Qui per arrivare a quel numero ci vogliono 4 o 5 ospedali di territorio!
E in questa ottica, sarebbe come andare contromano in autostrada se si volesse conservare la funzione classica ospedaliera in queste strutture, anche se affidate alla gestione della Azienda ospedaliera.

Riorganizzazione del territorio, rivisitazione ed adeguamento della rete ospedaliera, riorganizzazione della gestione delle Aziende sanitarie, contenimento dei costi per beni e servizi e per la gestione burocratico amministrativa, parificazione dei costi in tutto il territorio regionale. Altro che ticket sui cittadini e contro il SSR, c’è tanto da fare prima.
Rimaniamo in attesa di conoscere e contrattare punto per punto, il progetto organico di riforma sanitaria di questa regione in relazione ai servizi ed allo loro riorganizzazione, nonché sul dettaglio delle modalità di recupero delle risorse per mantenere l’eccellenza del nostro servizio sanitario regionale.

Mario Bravi, segretario generale CGIL Umbria
Vanda Scarpelli, segretaria generale FP CGIL Umbria
Nicola Preiti, Segretario nazionale FP CGIL Medici

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