Scuola pubblica: esigiamo rispetto per chi lavora

Il Presidente del Consiglio, la cui notoriamente specchiata moralità ne fa senza dubbio un educatore di insospettabile valore, si erge a giudice del lavoro della scuola pubblica trinciando giudizi sommari quanto infondati ed offensivi.

Questo signore non ha nessuna credibilità morale ed etica per parlare di educazione e famiglie. Non si può passare dalla glorificazione del “bunga bunga” agli attacchi alla scuola pubblica e alla libertà d’insegnamento senza essere macabramente ridicoli.

Le scuole italiane, dove si lavora seriamente tutti i giorni in mezzo a mille difficoltà, sono luoghi in cui, nel rispetto di leggi e ordinamenti, si afferma il valore del pensiero critico e libero e non l’interesse di una parte politica o sociale. Questo ulteriore attacco da parte di un soggetto che ormai troppo spesso mette in luce aspetti paranoidi è un attacco alla democrazia, di cui la scuola pubblica è da tempo strumento e presidio, e ai principi e valori della nostra Costituzione.

Le famiglie chiedono una educazione all’altezza dei cambiamenti che stanno attraversando le società ma le politiche regressive e i tagli della Ministra Gelmini, ispirate dal furore ideologico contro la scuola di tutti e per tutti (vedi l’elogio della povertà del Ministro Sacconi), stanno distruggendo la qualità del nostro sistema educativo e formativo.

Vogliono così aprire la strada alla privatizzazione dell’istruzione e cioè all’istruzione per censo e per classe sociale: una scuola per le classi agiate e un’altra per i poveri e gli umili. È una idea di società, oltre che iniqua, antistorica e foriera di disastri. Infatti in tutto il mondo invece s’investe in formazione e ricerca.

Berlusconi e la Gelmini abbiano rispetto della dignità degli insegnanti che quotidianamente fanno il proprio dovere. Finora il personale della scuola da questo Governo ha ricevuto solo tagli di risorse umane ed economiche, licenziamenti di massa di precari, il blocco dei salari e dei contratti e continue mortificazioni della propria professionalità.

Le deliranti dichiarazioni di Berlusconi aggiungono a queste ragioni un ulteriore elemento che ci spinge a dare una risposta forte.

Un ulteriore motivo per sostenere e partecipare allo sciopero indetto dalla CGIL per il 25 marzo.

E’ una occasione che può unire tutti coloro che vogliono difendere il diritto delle persone alla libertà, al sapere e al lavoro.

Amedeo Zupi – Segretario generale Flc Cgil Umbria

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