Si scrive “Family helper”, ma si legge voucher

Si scrive “family helper” – ennesimo termine inglese (stile “jobs act”) che dovrebbe risultare accattivante – ma si legge voucher, parola anch’essa inglese, ma che di accattivante ormai ha ben poco, essendo divenuta in fretta sinonimo di sfruttamento legalizzato del lavoro.
La regione Umbria decide, in assolta solitudine, di introdurre un sistema pubblico di incentivazione all’uso dei voucher, per retribuire badanti, assistenti domestiche, colf e babysitter. Quindi sostanzialmente donne. Una scelta incomprensibile e inaccettabile, in un momento in cui anche lo stesso governo sta ragionando sulla possibilità di porre un freno al dilagare di questo strumento, che contribuisce a precarizzare e indebolire ulteriormente il lavoro. Nella nostra regione poi le dimensioni del fenomeno sono particolarmente allarmanti: nei primi 4 mesi dell’anno in Umbria sono stati venduti oltre 730mila buoni (del valore, per il lavoratore, di 7,5 e non 10 euro), ovvero il 42% in più rispetto al 2015 e il 70% in più rispetto al 2014.
Una vera esplosione di questa forma estrema di sfruttamento del lavoro, contro la quale come Cgil abbiamo da tempo avviato una battaglia che ci ha portati a raccogliere oltre 1,1 milioni di firme in Italia e oltre 20mila in Umbria per indire un referendum che abolisca questa forma di sfruttamento legalizzato.
Insomma, dopo mesi di scontro politico del tutto incomprensibile ai cittadini umbri e per altro sostanzialmente inutile, la montagna ha partorito i voucher. Nessun confronto con le parti sociali, nessuna discussione politica aperta ai cittadini, ma 3 milioni di euro di risorse pubbliche per incentivare un ulteriore allargamento del super-precariato che i voucher rappresentano. Chiediamo un incontro urgente al neo assessore Barberini, per poter argomentare in quella sede come i voucher, non solo non sono l’antidoto al lavoro nero, ma sono al contrario lo strumento con cui vengono ricattati tanti ragazzi e ragazze (e non solo), in cerca di una occupazione.

 

Vincenzo Sgalla

Segretario generale Cgil Umbria

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