Terni: la piattaforma di Cgil, Cisl e Uil

Il quadro sociale della Provincia Ternana conferma la crisi economica e finanziaria iniziata alla fine del 2007 con risultati devastanti per la maggior parte delle attività presenti nel territorio.

A giugno 2012 veniva registrato un + 6,06% dell’utilizzo di tutti i tipi di cassa integrazione con una impennata della straordinaria (+34,87). Dato preoccupante confermato anche dalle cessazioni dei rapporti e messa in mobilità dei lavoratori che sempre nel mese di giugno 2012, risultano essere 832, 244 in più nello stesso periodo del 2011 (+182,4% mobilità legge 223 – +13,65 Mobilità legge 236).

I dati relativi al sistema industriale e alle attività di servizio nella loro crudezza evidenziano una profonda trasformazione in atto con effetti preoccupanti nel tessuto sociale. Il Differenziale negativo determinato tra le nuove imprese e quelle chiuse (2011 + 1 trimestre 2012 -461) ed il crescente ricorso alle diverse forme di cassa integrazione, l’aumento della disoccupazione giovanile e femminile con l’affermarsi del nuovo fenomeno della disoccupazione over 40 e la continua precarizzazione dei contratti (nel 2011, flettono, ad esempio i contratti a tempo indeterminato -10,9% e di Apprendistato – 17,9%, mentre aumentano gli interinali +20,30%, e gli intermittenti +21,8%). Sono gli elementi con cui siamo obbligati a confrontarci e che richiedono risposte efficaci in tempi brevi.

L’indebitamento sia delle imprese, sia dei lavoratori ( nel 2011 aumentano i protesti +4,1% e le richieste di cessazione del quinto dello stipendio +1,2%) e l’assenza di una seria politica del credito hanno sicuramente aggravato lo stato delle diverse imprese della Provincia ternana.

Particolarmente colpito risulta essere il territorio Orvietano (il solo comune di Orvieto ha un decremento di imprese nel 2011 + 1 semestre 2012 pari a -66 imprese). Questo territorio non registra solo un calo dell’agricoltura come attività storicamente prevalente , ma anche e soprattutto delle attività relative alle costruzioni ed al commercio.

Sono necessari strumenti ed interventi urgenti ed innovativi con un rinnovato impegno al confronto e alla partecipazione di diversi soggetti sociali ed istituzionali

Il contesto in analisi evidenzia, quindi, la necessità di favorire cambiamenti epocali che andrebbero affrontati con progetti innovativi e di lungo respiro. I diversi settori possono essere così riassunti:

Metalmeccanica: Ha visto un massiccio utilizzo degli ammortizzatori sociali sia della maggiore multinazionale che delle ditte terze. Alla luce di quanto emerso in questi ultimi giorni, riteniamo indispensabile la convocazione da parte del Governo italiano della multinazionale inoxum – outokumpu, per conoscere in maniera chiara e definitiva il piano industriale, nel quale deve essere affermata e perseguita la strategicità di tutte le produzioni (AST, Tubificio, Titania, SDF, Aspasiel, Terni Inox). In questo contesto è necessaria la difesa di tutto il personale dipendente diretto ed indiretto impegnato nel sito. A tal proposito ribadiamo l’importanza di una proprietà con esclusiva vocazione industriale e con un chiaro carattere internazionale. Segnali non positivi si confermano nella meccanica ed in particolare nella caldareria che sta registrando un’impennata della cassa integrazione e le prime dismissioni.

Chimica: c’è la necessità di raggiungere quanto prima una sintesi per il rilancio del polo e su questo bisogna comunque impegnare le parti. Con la chiusura di Basell a fine anno, l’amministrazione controllata di Meraklon e le incertezze relative al mercato di Treofan, l’unico spiraglio viene dalla crescita di Novamont e la possibilità di affermare un polo della chimica verde, con riciclaggio dei rifiuti per materia prima seconda, e necessarie integrazioni con i progetti in corso. A tal proposito si ritiene necessaria una rapida chiusura del negoziato tra Basell e il gruppo che ha presentato l’offerta di acquisto dell’area. .

Energia: Pesa notevolmente la mancanza di una politica energetica nazionale, intanto con il venire meno della diminuzione di richiesta energetica, a causa del calo dei consumi e l’aumento dei prezzi delle materie prime (gas e petrolio), stiamo assistendo alla chiusura di impianti di produzione in tutta Italia. Esempio emblematico ne è EO.N che sta ridimensionando la stragrande maggioranza dei siti, va difesa l’occupazione dell’impianto ternano, alimentato esclusivamente con l’idrico quindi fuori dalla logica dei tagli. E’ indispensabile operare una politica di sostegno alle imprese energivore con fornitura a costi europei.

Costruzioni: è il settore maggiormente colpito nel 2011, a Terni si e passati da un occupazione di 4600 dipendenti (media annua) di iscritti alla cassa edile nel 2009, ai 2200 dato di marzo 2012, con un numero di imprese sempre iscritte alla cassa edile di Terni, che passano da 840 del 2009 alle attuali 600, con una perdita percentuale del 28%. Va definita una politica degli enti locali della provincia che favorisca un utilizzo delle poche risorse pubbliche attualmente disponibili per opere immediatamente cantierabili e prioritarie (edilizia scolastica, sistemazione idrogeologica del territorio, riqualificazione ambientale degli edifici, Hausing sociale) che consenta il rilancio del settore e la conseguente risposta ai bisogni abitativi delle famiglie.

Agroalimentare: Il settore è concentrato, come già detto, soprattutto nel territorio Orvietano, con prevalenza della coltivazione vitivinicola e olivicola, è caratterizzato da una forte frammentazione delle imprese, la maggior parte a carattere familiare, si contano infatti oltre tremila aziende agricole, che occupano circa 2000 lavoratori prevalentemente stagionali. Significativa è stata la crisi di un importante gruppo come Cassetta, parzialmente risolta con un protagonismo delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori che hanno consentito un rilancio delle attività seppur attraverso l’utilizzo di alcuni ammortizzatori sociali. Guardiamo, invece, con grande preoccupazione lo stato del gruppo Novelli che coinvolge circa 800 lavoratori, dove ad oggi, non si intravedono soluzioni ai problemi di carattere industriale e finanziario. Altrettanta preoccupazione manifestiamo nei confronti della Sangemini SPA dove a vicende di carattere giuridico si uniscono preoccupanti processi di riorganizzazione industriale che potrebbero pagare esclusivamente i lavoratori. Registriamo, infine, l’interessamento di una multinazionale all’Eskigel, azienda con oltre 100 occupati stabili e circa 400 stagionali per la produzione di Gelati. Anche in questo caso, chiediamo, un piano industriale chiaro e serio visto il grande utilizzo di lavoratori precari, e ad oggi l’assenza di corrette relazioni sindacali.

Commercio e servizi: E’ il settore che nel 2011 ha utilizzato maggiormente la Cassa Integrazione in deroga, con oltre 1 milione di ore autorizzate. Difficoltà oggettiva della piccola e media distribuzione che nell’ultimo periodo ha accelerato il classico turnover. C’è la necessità di una politica che riorganizzi le attività commerciali con particolare riferimento alle zone turistiche della nostra provincia. Sta vivendo una forte involuzione il settore dei servizi informatici che vede occupati centinaia di giovani e donne. Tale difficoltà è dovuta ad un mercato sempre più compresso ed a provvedimenti governativi quali la spending review che ne mette in discussione l’esistenza

Trasporti: nel settore pubblico va confermata e rafforzata l’impostazione degli ultimi anni della costituzione dell’Azienda Regionale della Mobilità, pur considerando un fatto significativo la realizzazione di un’unica azienda per il trasporto pubblico regionale con il polo manutentivo a Terni, la stessa va dotata di capitalizzazione e risorse certe nell’ambito pubblico, per garantire i servizi ai cittadini e le certezze occupazionali e retributive ai lavoratori, che non possono essere coloro che pagano eventuali incertezze e logiche localistiche, degli enti pubblici interessati.

Tutto questo necessità di una efficace ed efficiente pubblica amministrazione in grado di sostenere ed accompagnare una rigorosa politica industriale attraverso selettivi interventi.

La salvaguardia della universalità dei servizi sociali messa in discussione dai continui tagli alla spesa sociale. In questo senso vanno affrontate le questioni della non autosufficienza, del diritto alla salute, dei servizi alla persona.

Va considerata, inoltre, una seria politica delle infrastrutture (piattaforma logistica e sistema ferroviario con collegamento sui due mari). C’è bisogno di fare scelte che hanno maggiore possibilità di riuscita tenendo conto dei risparmi e delle esigenze delle imprese. Partendo dalle diversità e delle specificità del territorio ternano e quello perugino soprattutto come tessuto economico ed industriale, riteniamo indispensabile una politica nazionale e locale che tenti di risolvere le problematiche descritte.

Come CGIL CISL UIL proponiamo:

1.Di trovare risorse da investire sul territorio in termini di attrattività, per il rilancio della buona occupazione. Va ripensato il sistema del credito pubblico rilanciando Svilupumbria e Gepafin ,evitando sovrapposizioni e voragine che nel passato hanno prodotto burocratiche e problemi. Vanno individuate aree attrezzate capaci di agevolare le imprese che producono o trasformano materiali. C’è bisogno di uscire da una logica nanista di impresa locale, legata soltanto ai servizi delle multinazionali, in questo devono giocare un ruolo anche le rappresentanze datoriali troppo assenti dentro questa crisi. Bisogna creare sinergie con altri territori delle regioni limitrofe mettendo a rete tutte le competenze ed esperienze comuni per puntare sulle produzioni di eccellenza.

2.Di favorire una diversa politica della formazione tenendo conto delle reali esigenze del territorio e non delle singole agenzie formative. Trattandosi di risorse consistenti, che da sole potrebbero dare risposte concrete all’occupazione, si rende necessario un intervento urgente nel rispetto delle norme vigenti. Tenuto conto che questo territorio, a vocazione industriale, ha visto chiudere il corso di metallurgia con forti crisi per quelli di meccanica e chimica all’ITIS senza considerare la chiusura di ingegneria dei materiali all’università.

 

Tutto questo non può prescindere dal Governo del territorio e da forme istituzionali efficienti e legate ad un modello che vede le due province nel sistema Umbro. Fermo restando la necessità di razionalizzare ed efficentare le risorse del sistema pubblico, CGIL CISL UIL sostengono la soppressione di tutte le Provincie. In assenza di tale decisione rivendicano la ridefinizione dei confini provinciali per scongiurare la soppressione soltanto di Terni.

Solo così potremmo rilanciare Terni oltre la crisi, mettendo in evidenza le eccellenze del territorio e relazionarle con le altre dell’Italia Mediana, troppo spesso dimenticata e non considerata come lo sono il Nord e il Sud del paese.

 

Terni li, 5 Ottobre 2012

Comunicati stampa, News cgil Terni