Tessili e calzature, tutto pronto per lo sciopero

Dopo  la manifestazione dei lavoratori del settore tessile-abbigliamento del 21 dicembre scorso a Milano, gli oltre 500.000 i lavoratori del settore, impiegati in più di 53.000 imprese, si preparano  allo sciopero generale per il contratto. I sindacati Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil lo hanno proclamato per il 13 gennaio, annunciando in quell’occasione anche una grande manifestazione nazionale a Firenze, in occasione di “Pitti Uomo”.

Il contratto nazionale è scaduto il 31 marzo 2016  ma, per i segretari generali Emilio Miceli, Angelo Colombini, Paolo Pirani, “il modello proposto da Smi-Confindustria non è il nostro modello”. I sindacati non sono quindi disposti “a prendere in prestito modelli salariali da nessuno” . “La nostra storia contrattuale – concludono – è una storia importante e ha una  tradizione che va rispettata e non tradita”.

Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil hanno quindi deciso di andare di nuovo in sciopero “per battere le resistenze di Smi-Sistema Moda Italia” che si è assunta la responsabilità “di tenere fermo il negoziato”, e quelle dell’associazione degli imprenditori calzaturieri “che ci hanno proposto l’ennesima pausa di riflessione”.

In ballo c’è il futuro del contratto collettivo nazionale di lavoro e dei minimi salariali, “che non possono diventare marginali!”. Così aveva esordito Emilio Miceli, segretario generale della Filctem-Cgil, proprio alla manifestazione a Milano.

“Siamo – ha proseguito Miceli – e restiamo convinti del fatto che i tessili debbano costruire un proprio modello di relazioni industriali e un proprio modello contrattuale e che non possono importare da nessuno le scelte fondamentali del contratto, né tantomeno prendere in prestito opinioni da altri”. Il riferimento al contratto dei metalmeccanici è nemmeno troppo velato. “Noi non possiamo prendere a riferimento un contratto di quella natura, nonostante il nostro rispetto, ma non possiamo assumerlo come modello perché lo consideriamo arretrato, non esportabile. Il salario non deriva da un’equazione, è figlio della contrattazione. Questo è l’asse portante della nostra politica contrattuale”.

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