Tute blu di nuovo in sciopero

È uno sciopero per uscire dalla situazione di stallo, “che ricade tutta sulle spalle dei lavoratori”, quello che Fiom, Fim e Uilm metteranno in campo a Terni mercoledì 13 luglio e a Perugia venerdì 15 luglio, per rilanciare la vertenza per il rinnovo del contratto nazionale. Quattro ore di astensione dal lavoro per turno con presidi davanti a luoghi simbolo per il settore: a Terni davanti alle acciaierie Ast in viale Brin e al Tubificio di Maratta; a Umbertide nella zona industriale Madonna del Moro.

 

 

QUI TERNI

I segretari generali di Fim, Fiom e Uilm di Terni, Claudio Bartolini, Claudio Cipolla e Nicola Pasini, hanno spiegato in una conferenza stampa le motivazioni di questa nuova mobilitazione: “I lavoratori stanno scioperando ancora una volta in tutta Italia per respingere la posizione di Federmeccanica, che vuole smontare il contratto nazionale, cancellando diritti e azzerando gli aumenti contrattuali – hanno detto – speriamo che questa nuova mobilitazione, che sta registrando adesioni massicce in tutto il paese, li porti a ragionare, aprendo un vero tavolo di trattativa su basi completamente diverse”.
I segretari ternani di Fim, Fiom e Uilm hanno ricordato che dall’inizio dell’anno sono ormai quasi 30 le ore di sciopero messe in campo dalle tute blu: “Un grande sacrificio per i lavoratori in un momento difficile come questo – hanno sottolineato Bartolini, Cipolla e Pasini – ma che si rende necessario per ottenere il giusto riconoscimento per 1,5 milioni di addetti (il comparto più grande dell’industria privata in Italia, ndr) e respingere quello che è chiaramente un attacco al contratto nazionale e ai diritti”.
Lo sciopero, come detto, sarà accompagnato da due presidi davanti a luoghi simbolo dell’industria meccanica ternana: “Scendiamo in strada per dare visibilità alla nostra protesta e chiamare a responsabilità anche le istituzioni – hanno concluso i segretari delle tute blu – perché deve essere chiaro che non si tratta di una vertenza chiusa all’interno di una categoria, ma di una battaglia comune in difesa del contratto nazionale e del diritto ad un giusto salario per tutti i lavoratori”.

 

QUI PERUGIA

I metalmeccanici di Perugia sciopereranno per il contratto il prossimo 15 luglio e oggi, 12 luglio, Fim, Fiom e Uilm di Perugia hanno presentato le ragioni che bloccano il rinnovo del contratto nazionale di categoria, scaduto il 31 dicembre 2015 e che coinvolge complessivamente 8 milioni e mezzo di lavoratori. Le quattro ore di sciopero, il blocco degli straordinari e della flessibilità saranno accompagnati da un presidio dalle ore 12,00 alle 13,00 nella zona industriale Madonna del Moro a Umbertide, luogo che è stato scelto dai sindacati in quanto vede impegnati 6-7 cento lavoratori per l’indotto diretto di Fiat.

“La trattativa sul rinnovo del contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici sta registrando un grave stallo a causa della rigidità di Federmeccanica e Assistal su diversi punti rilevanti – hanno affermato il segretario generale regionale Fim Cisl Umbria Adolfo Pierotti, il segretario generale provinciale della Fiom di Perugia Maurizio Maurizi e quello della Uilm Uil di Perugia Daniele Brizi- e per questo si rende sempre più urgente un coinvolgimento del livello confederale nella trattativa e di un intervento più incisivo da parte della politica e delle istituzioni”.

“La mobilitazione nella provincia di Perugia avrà ricadute sulla vita di 10 mila lavoratori, impegnati in circa 300 aziende sindacalizzate e in molte altre dove, soprattutto a causa a delle piccole dimensioni produttive, il sindacato rimase estraneo”.

Fim, Fiom e Uil nell’incontro con la stampa hanno ribadito la volontà di giungere ad un contratto in grado di rinnovare qualitativamente le relazioni industriali, migliorare le condizioni di lavoro, tutelare l’occupazione, far ripartire gli investimenti e avviare una nuova politica industriale.

A riguardo Pierotti, Maurizi e Brizi hanno denunciato che “la proposta formulata da Federmeccanica e Assistal sul salario non riconosce al 95 per cento dei lavoratori alcun aumento, rendendo così residuale il contratto nazionale”. In questo modo Fim, Fiom e Uil confermano la volontà di mantenere un sistema basato su due livelli: da una parte il ruolo generale del contratto collettivo nazionale di lavoro sulle normative e sulla tutela del potere d’acquisto del salario, dall’altra dove possibile l’estensione della contrattazione di secondo livello aziendale e territoriale.

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