Umbra Acque, no alla società di scopo

Cgil, Cisl e Uil dell’Umbria, insieme alle categorie Filctem, Femca e Uilcem hanno scritto ai presidenti dei Consigli Comunali e ai capigruppo dei partiti di maggioranza e opposizione per chiedere un confronto sul progetto del consiglio di amministrazione di Umbra Acque S.p.a. che prevede la costituzione di una società operativa e di scopo all’interno della stessa Umbra Acque.

Questo, dopo che i sindaci dei 38 Comuni interessati, con Perugia capofila, hanno ricevuto una richiesta d’incontro da parte dei sindacati lo scorso primo dicembre 2010, ma nessuno di questi si è degnato di un minimo interessamento e di dare una risposta sulla questione.

Merita ricordare che il 60% della proprietà di Umbra Acque S.p.a. è in mano a questi 38 Comuni beneficiari del Servizio Idrico integrato, mentre il 40% è di proprietà di Acea e la concessione affidata per gara ad evidenza pubblica scadrà nel 2027.

Le segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil dell’Umbria e di categoria Filctem, Femca e Uilcem, nel valutare gli aspetti legati ai processi di riorganizzazione aziendale proposti dall’ad di Umbra Acque, attraverso la costituzione di un’apposita società operativa e di scopo che raccolga molteplici attività e servizi generali (Laboratorio Chimico, Settore di Ingegneria e Tecnico, Front e Back-Office, Call Center, gestione Automezzi, parte della Depurazione, etc.), oggi facenti parte dell’organizzazione definita ad aprile 2010, esprimono la loro contrarietà al progetto aziendale, in quanto esso prefigura assetti societari diversi da quelli attualmente in concessione e l’esternalizzazione di attività che fanno parte del core aziendale.

“La logica è sempre la stessa – dicono i sindacati – è il modello della finanza creativa, quello che ha portato il nostro Paese nelle difficoltà che conosciamo. Il tutto per aggirare alcune poste di bilancio aziendale e garantire maggiori utili al socio privato (Acea) e ai Comuni. Altro che obblighi di legge – affermano ancora i sindacati – Qui la realtà è che si sfascia l’organizzazione del lavoro, si mettono a rischio alcune decine di posti e non si portano alcuni benefici alle tariffe ai cittadini, anzi tutt’altro”.

Insomma, secondo il Sindacato, “una fase di trasformazione aziendale deve necessariamente prevedere un progetto di sviluppo che guardi al futuro del settore idrico integrato in Umbria, considerata la sua strategicità di servizio essenziale”. Un progetto che sia in grado di “unire e mettere a fattor comune, attraverso aggregazioni con gli altri due soggetti gestori, attività e servizi che possano portare realmente un beneficio per la riduzione dei costi tariffari al cittadino, che sono in continuo aumento”.

E Cgil Cisl e Uil chiedono con forza che di queste problematiche si facciano carico anche le Istituzioni regionali. Mentre ai sindaci i sindacati chiedono di “fermarsi e riflettere sul merito dell’operazione attraverso un confronto con le parti sociali, prima che il consiglio di amministrazione, partecipato anche dai 38 Comuni, deliberi a breve la realizzazione di questa fantomatica società di scopo, senza renderne conto ai soggetti interessati che sono i lavoratori/cittadini”.

Perugia, 8 febbraio 2011
Cgil Cisl Uil Umbria
Filctem Femca Uilcem Umbria
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