Umbria Olii, chiesti 12 anni per Del Papa

L’ex ad accusato di omicidio colposo plurimo e altri reati, fra cui il procurato incendio, per la morte di quattro operai a Campello sul Clitunno. Dopo l’incidente chiese un risarcimento milionario ai familari delle vittime. La sentenza fra due o tre mesi. La procura di Spoleto (Perugia) ha chiesto la condanna a 12 anni di reclusione per l’ex amministratore delegato della Umbria Olii, Giorgio del Papa , accusato di omicidio colposo plurimo e altri reati, fra cui il procurato incendio. Ne dà notizia l’Ansa. L’imprenditore deve rispondere dell’incidente avvenuto il 25 novembre del 2006 nel quale morirono quattro operai di una ditta esterna nello stabilimento di Campello sul Clitunno. Del Papa, che ha sempre rivendicato la correttezza del proprio comportamento, dopo l’incidente chiese un risarcimento milionario ai familiari delle vittime . I magistrati hanno chiesto per lui anche un’ammenda di 600 euro per il mancato rispetto delle norme antinfortunistiche e il riversamento di rifiuti nell’ambiente circostante la fabbrica che raffinava olio di sansa. La tragedia avvenne nel piazzale dello stabilimento. Durante la sistemazione di una passerella metallica alla sommità di uno dei silo ci fu un’esplosione, seguita da un violento incendio, che provocò la morte di Maurizio Manili , 43 anni, Giuseppe Coletti , 43, Tullio Mottini , 46, e Vladimir Todhe , 44, albanese. Unico sopravvissuto, l’operaio impegnato alla gru. Al di là di prove e valutazioni tecniche, nell’intervento del procuratore capo Gianfranco Riggio sono emerse considerazioni sulla condotta dell’imputato e dei suoi difensori. “È inammissibile anche sotto il profilo umano – ha detto Riggio – che si possa chiedere un risarcimento milionario alle famiglie delle vittime. Mi auguro che un simile esempio non venga seguito da nessun altro in episodi simili a questo: sarebbe come se un automobilista, dopo avere investito e ucciso un passante, chiedesse subito alla famiglia delle vittima i danni per riparare l’auto”. L’azienda aveva infatti chiesto ai familiari delle vittime e all’unico sopravvissuto un risarcimento di 35 milioni di euro, sostenendo la tesi dell’errore nell’uso della fiamma ossidrica utilizzata per i lavori. Istanza poi respinta dalla magistratura spoletina. Dopo le richieste della procura hanno parlato i legali che rappresentano i parenti delle vittime come parti civili. Gli avvocati, oltre a ribadire l’esigenza di una “condanna esemplare”, hanno chiesto un risarcimento che complessivamente si aggira sui cinque milioni di euro. Venerdì la parola passerà alla difesa di Del Papa. La sentenza dovrebbe arrivare fra due-tre mesi .

Umbria Olii: inaccettabile l’attacco all’unico sopravvissuto, ora anche con un libro

La Cgil solidale con Klaudio Demiri. Bravi: “Saremo presenti nelle ultime udienze del processo per difendere la dignità dei lavoratori”

Per l’ennesima volta restiamo sbalorditi dal comportamento che l’imputato Giorgio Del Papa e il suo avvocato Giuseppe la Spina tengono anche nelle ultime e decisive fasi del processo che vede l’imprenditore spoletino unico imputato di un gravissimo reato, l’omicidio colposo dei 4 lavoratori della ditta Manili il 25 novembre 2006 presso la Umbria Olii di Campello sul Clitunno.

Ognuno è libero di scrivere e diffondere libri, ma troviamo vergognoso che proprio a ridosso della sentenza di primo grado l’avvocato dell’imputato faccia uscire un suo scritto in cui si tenta ancora una volta di far cadere su Klaudio Demiri, il giovane operaio testimone della morte dei suoi compagni di lavoro, le gravissime responsabilità che il tribunale sarà chiamato a breve ad accertare. E per le quali, ricordiamolo, solo Giorgio Del Papa è sotto processo.

Tra l’altro, proprio in questi giorni l’Italia è stata “messa in mora”, dalla Commissione europea per le modifiche al Testo Unico sulla sicurezza che il ministro Sacconi e il Governo Berlusconi hanno tentato di inserire. Norme che volevano deresponsabilizzare il datore di lavoro, ma che l’Europa ora (grazie alla tenacia di un operaio metalmeccanico di Firenze, Marco Bazzoni, che ha fatto ricorso a Bruxelles) boccia su tutta la linea.

Riteniamo pertanto che non ci sia alcuno spazio per scaricabarili o tentativi di spostare su altri le responsabilità che, a fronte di ingenti guadagni, devono essere in capo al datore di lavoro.

Nutriamo piena fiducia nella giustizia e siamo certi che alla fine tutte le responsabilità per la morte di Maurizio Manili, Giuseppe Coletti, Tullio Mottini, e Vladimir Todhe saranno accertate e che i colpevoli pagheranno il loro tributo alla società.

Intanto, da parte nostra continueremo ad essere presenti, anche in aula, per far sentire tutta la nostra vicinanza e il nostro sostegno ai familiari delle vittime e al lavoratore sopravvissuto Klaudio Demiri.

Mario Bravi

Segretario generale CGIL Umbria

news, News CGIL Umbria