Un Piano del Lavoro per l’Umbria

“Oggi, il lavoro non viene considerato una risorsa strategica e un bene in sé, ma un fattore marginale della produzione. Occorre invece ripartire dal lavoro per uscire dalla crisi”. E’ questo l’assunto fondamentale alla base del Piano del Lavoro che la Cgil dell’Umbria ha presentato questa mattina a Perugia, nel corso di un attivo regionale al quale hanno preso parte anche la Presidente della Regione, Catiuscia Marini, il presidente dell’Aur, Claudio Carnieri e Gateano Sateriale, della Cgil nazionale.

“Sentiamo l’esigenza di guardare oltre la quotidianità per costruire futuro nel medio termine – ha spiegato Mario Bravi, segretario generale della Cgil dell’Umbria, nella sua relazione introduttiva – per questo si può e si deve aprire un percorso, con approfondimenti e impegni che tutte le parti devono assumere. Il nostro Piano del Lavoro è una base da cui partire”.

 

 

Il documento della Cgil si compone di due parti. La prima, di carattere più generale, prende il via da un’analisi approfondita della crisi che continua ad attanagliare il Paese e la regione ed in particolare il mondo del lavoro: l’Umbria nel periodo 2007-2011 ha perso in termini di produzione più di tutte le altre regioni del Centro-Italia con un calo del PIL, a valori costanti, del 7%, compiendo cioè un salto indietro di 10 anni. Mentre per quanto riguarda l’occupazione, dopo il periodo di grande sviluppo nell’intervallo di tempo tra il 2000 e il 2008 (che aveva portato l’Umbria al 6° posto nella classifica tra le regioni italiane per tasso di occupazione), a partire dalla seconda metà del 2011 e poi in maniera prepotente nel 2012 si è assistito al crollo dell’occupazione (tanto che la regione è ridiscesa in soli due anni all’11° posto in Italia), con la perdita secca di 8mila posti di lavoro. Un dato che, tra l’altro, non tiene conto del peso, assai consistente, della cassa integrazione.

Poi ci sono i nodi del lavoro femminile, giovanile e del precariato (ben 116mila tra pubblico e privato i lavoratori non stabili in Umbria). E non a caso, al primo posto degli interventi necessari, secondo la Cgil, c’è proprio la stabilizzazione di tutti i lavoratori precari.

Ma nel suo Piano, il primo sindacato umbro evidenzia anche i punti da cui ripartire per creare nuova occupazione. Ad esempio, intervenire sul patrimonio ambientale (riassetto idrogeologico, bonifica dei siti industriali inquinati, prevenzione antisismica, risparmio energetico, smart grid, sicurezza) e poi valorizzare i beni culturali (grande patrimonio dell’Umbria) per svilupparne le potenzialità, allentando il Patto di stabilità interno per gli investimenti “innovativi” nel tessuto produttivo e infrastrutturale locale. E naturalmente, difendendo e implementando il welfare, che non può essere considerato un costo da comprimere, perché è in realtà una grande opportunità di sviluppo.

Ma è nella seconda parte del documento che la Cgil dell’Umbria entra maggiormente nel dettaglio, con 10 schede specifiche che, settore per settore (istruzione, cultura, edilizia, agroalimentare, industria, terziario e commercio, lavoro femminile, credito, infrastrutture e servizi, pubblica amministrazione e welfare), analizzano i problemi e avanzano proposte concrete.

Proposte che puntano soprattutto a rafforzare un apparato produttivo la cui gracilità contribuisce ad aggravare gli effetti della crisi internazionale. In questa ottica vanno lette le azioni indicate come prioritarie nelle schede, come ad esempio: la difesa del sistema di istruzione (contrastando, ad esempio, il calo di iscrizioni all’Università), l’investimento in manifestazioni culturali (“se una manifestazione culturale porta alla città che la ospita una entrata di 7/8 milioni di euro in 10 giorni, perché non pensare ad una rete di manifestazioni culturali di qualità, ben organizzate e distribuite nel corso dell’intero anno), un piano di “edilizia di riqualificazione” per le città e il territorio (una edilizia meno espansiva e meno impattante e più orientata al recupero), l’istituzione di un osservatorio regionale per il settore alimentare (strategico per l’Umbria, ma privo di connessioni al suo interno) e poi la qualificazione delle produzioni industriali (ricerca e qualità dei materiali, marchi e brevetti, commercializzazione e marketing, etc.), lo sblocco dei crediti vantati dalle imprese nei confronti della pubblica amministrazione, la regolamentazione del commercio (valorizzando centri storici, produzioni tipiche e km zero), il sostegno alle imprese che assumono donne e quelle che riducono il precariato. E molto altro ancora.

“Da oggi mettiamo questo documento a disposizione della comunità regionale, delle istituzioni, delle forze politiche – ha detto Bravi nella sua relazione, rivolgendosi ai candidati presenti in sala (sono intervenuti Marco Gelmini per Rivoluzione Civile, Giuliano Granocchia per Sel e Gianluca Rossi per il Pd) – vorremmo che davvero il lavoro entrasse al centro dell’agenda politica e il nostro Piano può essere, come fu quello di Di Vittorio nel 1949, la chiave per aprire questo percorso”.

L’importanza del contributo portato dalla Cgil è stata riconosciuta anche dalla presidente della Regione, Catiuscia Marini, che nel suo intervento ha sottolineato la necessità di costruire una “strategia condivisa per lo sviluppo”, formando “un’alleanza degli innovatori” che lavori per rilanciare una “buona crescita”, che non può essere tale senza “buona occupazione”. “Non possiamo commettere l’errore di pensare che c’è una possibile ripartenza, perché si muove qualche settore o qualche impresa, senza però creare nuovo lavoro e buon lavoro”, ha detto Marini, che poi ha sottolineato anche gli altri nodi centrali da sciogliere: equità fiscale, ricerca e innovazione, riapertura del sistema del credito verso l’impresa e il lavoro.

“In Umbria c’è un problema di produttività del lavoro, che non vuol dire che chi lavora fatica di meno, ma che la ricchezza prodotta a parità di tempo è inferiore di circa il 10% rispetto alla media nazionale”, ha sottolineato nel suo intervento Claudio Carnieri, presidente dell’Aur, che ha confermato l’emergenza precarietà (l’incidenza in Umbria è tra le più alte d’Italia) e quella salario (in media la remunerazione del lavoro dipendente è 8 punti sotto media nazionale).

“Era necessario portare il tema del lavoro in campagna elettorale e se non lo fa la politica, devono farlo le forze sociali a partire dai sindacati – ha osservato Gaetano Sateriale, della Cgil nazionale, concludendo l’iniziativa – la Cgil lo sta facendo in maniera molto concreta e operativa e il piano presentato oggi qui in Umbria è un contributo importante in questo senso. Creare lavoro e produrre crescita: questo è quello di cui abbiamo bisogno, ma per questo serve un cambiamento radicale rispetto alle politiche finora messe in campo”.

6 febbraio 2013
 Ufficio stampa Cgil Umbria
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