Una proposta di lavoro per l’Umbria

Nonostante le dichiarazioni contrarie soprattutto da parte del Governo nazionale, la crisi economica e sociale continua a sviluppare i suoi effetti e, per ora, non si manifestano sostanziali segnali di ripresa.

Inoltre sul versante dell’andamento congiunturale, si manifesta una situazione del tutto inedita quella che vede OCSE ed ISTAT dare giudizi esattamente contrastanti sull’andamento del PIL dell’ultima parte del 2010. Tra l’altro la crisi economica e sociale si manifesta in maniera ancora più forte e pesante sulla “dimensione lavoro”. Infatti solo nel 2009 si sono persi oltre 1 milione di posti di lavoro, il tasso di occupazione secondo BANKITALIA è sceso dell’1,6% e ben 660 mila sono i lavoratori posti in cassa integrazione a zero ore. Quando si parla di cri dobbiamo aver presente, che per quanto riguarda il nostro Paese, non si tratta solo di crisi economica e sociale, ma anche politica ed istituzionale. Abbiamo un Governo perennemente ripiegato sulle vicende personali del premier e un Ministero dell’industria a lungo inesistente, nonostante vi sia la più grande crisi industriale del dopo guerra.

Come se non bastasse, gli attacchi ai livelli di legalità del nostro Paese sono sempre più invasivi e persistenti. Quando parliamo di crisi, crisi che ha una dimensione internazionale e che nel nostro Paese ha dimostrato una sua ulteriore pervasività, non dovremo mai dimenticare la iniqua distribuzione delle risorse e delle ricchezze;questa non è semplicemente una conseguenza, ma una delle cause fondamentali della crisi. Si cerca di costruire una globalizzazione basata sulla riduzione dei salari e dei diritti, anche se ci sono situazioni in controtendenza come l’accordo della Siemens che si è impegnata a non procedere a riduzione del personale, se non attraverso un preventivo confronto con le organizzazioni sindacali. Se le origini della crisi e le cause sono quelle brevemente indicate prima, compito del sindacato è quello di allargare e potenziare la sua iniziativa non accettando riduzione di salario e di diritti.

E questo non per un’esigenza corporativa, ma perché tutelare salari e diritti presuppone anche difendere la democrazia e costringere il sistema Paese a misurarsi su una nuova qualità dello sviluppo. Del resto questo è il terreno di iniziativa della CES nelle manifestazioni del 29 settembre per costruire un Europa basata non sulla moneta e sul liberismo, ma sui diritti sociali, sul lavoro e sul welfare, elementi caratteristici del nostro vecchio continente. Purtroppo CISL e UIL hanno scelto un’altra strada, basta pensare che sono gli unici due sindacati europei che non parteciperanno alle manifestazioni indette dalla CES.

E’ singolare e del tutto inedita, da parte di queste due confederazioni, anche la modalità di scendere in piazza da soli nella manifestazione sul fisco del 6 ottobre, evitando in tutti i modi il coinvolgimento della nostra organizzazione.

Quello che succede nella nostra Regione ha evidentemente anche questa origine. Inoltre, nella crisi economica sociale e politica del Paese, il balbettio dei partiti del centro sinistra è per noi un ulteriore elemento di difficoltà e di problematicità. In una situazione come questa riteniamo che occorra sconfiggere la passività e la rassegnazione, per questo come CGIL dell’Umbria condividiamo pienamente la scelta del direttivo nazionale della CGIL di mettere in campo una forte iniziativa di alto profilo e respiro confederale, con al centro la realizzazione di un piano per il lavoro.

Un piano per il lavoro

Il lavoro e conseguentemente i diritti che sono connessi sono la vera emergenza del nostro Paese.

Il lavoro per i giovani, una dimensione dove il tasso di disoccupazione arriva al 30%, il lavoro per le donne, tra le quali sta scendendo pericolosamente il tasso di occupazione, lavoro per i precari che sempre di più rischiano di perderlo, lavoro per i 660 mila cassaintegrati a zero ore che nel 2011 rischiano di non avere più nessun sostegno.

Un lavoro che sia il frutto di un piano che valorizzi le parti innovative di questo Paese a partire dall’industria e che valorizzi innovazione cultura formazione e ricerca. Inoltre la CGIL farà proposte precise in tutti gli ambiti e settori fondamentali del nostro Paese, a partire dalla necessità di riaprire i tavoli di contrattazione a tutti i livelli, con particolare riferimento alla contrattazione nazionale, la contrattazione aziendale, a quella territoriale e alla contrattazione sociale.

Attacco alla contrattazione ed ai diritti

Una risposta alta va data a chi ha tentato e tenta, in questi ultimi mesi, dal Governo alla Confindustria a Marchionne, di mettere in mora il ruolo fondamentale di contrattazione del sindacato. Questo attacco si è articolato in più livelli:

la recessione dal contratto dei metalmeccanici operata da Federmeccanica,

in precedenza l’accordo separato sul modello contrattuale del gennaio 2009

e inoltre il gravissimo tentativo di vanificare il ruolo del sindacato in tutto il comparto del pubblico impiego e della scuola con, conseguente alla manovra finanziaria, l’eliminazione della contrattazione di primo e di secondo livello, oltre al gravissimo tentativo di non procedere al rinnovo delle RSU nel comparto.

A questo attacco dobbiamo rispondere sulla base delle scelte indicate dal seminario di Todi ,che verranno poi discusse nel prossimo direttivo nazionale della CGIL, rilanciando una nostra proposta che, salvaguardando i diritti fondamentali e indisponibili , valorizzando 50 CCNL sottoscritti, miri , dopo il chiaro fallimento del modello separato adottato nel gennaio 2009, a costruire nuove regole condivise. Dobbiamo creare un modello contrattuale innovativo che affronti i problemi non solo dei lavoratori attualmente coperti da tutele contrattuali, ma che parli e dia risposte anche a quel 25% del mondo del lavoro, nella frantumazione del ciclo produttivo che non ha modelli e strumenti di tutela e di rappresentanza.

Dobbiamo, nella fase che si apre, tenere insieme il conflitto contro le scelte unilaterali e la nostra proposta.

Questo è l’unico modo che ci consente di lanciare una sfida forte alle controparti pubbliche e private e a CISL e UIL ,per evitare che, nella riclassificazione di poteri ruoli e funzioni che la crisi comporta, ci sia uno snaturamento del ruolo del sindacato, in cui il baricentro rischia di essere rappresentato dagli enti bilaterali costruiti al di fuori di una loro origine contrattuale.

Costruire una nuova qualità dello sviluppo presuppone di dire no allo scambio diritti/ lavoro. Siamo invece convinti che la tutela e l’estensione dei diritti sia la modalità più vera , l’unica che ci può consentire di guardare con fiducia al futuro.

L’Umbria

La nostra iniziativa si svolge in questo contesto, la crisi colpisce duramente nel complesso della nostra realtà regionale. Solo nel settore dell’edilizia si sono persi circa 4 mila posti di lavoro e altri 10 mila negli altri settori. Non è un caso che il tasso di occupazione nella nostra Regione, che nel 2000 era pari al 60% e che poi nel 2008 era salito fino al 64,6%, facendoci collocare a ridosso delle regioni del nord, sia sceso nel 2009 del 2,6%, rispetto alla media nazionale dell’1,6. E’ chiaro che dentro il 64,6% nel 2008 c’era anche spesso una occupazione sotto pagata di scarsa qualità retributiva, ma la situazione che si va concretizzando ci parla di una riduzione anche sul terreno quantitativo, e questo è molto preoccupante.

Se a questo elemento aggiungiamo il dato sui cassaintegrati (agosto 2010) che ci parla di 22 mila lavoratori interessati ai processi di cassa integrazione e di questi ben 11 mila sono i lavoratori a zero ore, il segnale è sicuramente molto pesante. Cifre aggravate dal fatto che 2/3 dei lavoratori interessati dalla cassa integrazione sono riferibili a quella in deroga, rispetto alla media nazionale che è invece di 1/3.

Questo dato va visto e analizzato e crediamo che non sia riferibile solo alle particolarità della dimensione produttiva della nostra Regione, e tra l’altro questo dato è un elemento di allarme su due piani: quello riferito alle risorse che per consentire la prosecuzione della cassa per il 2011, e quello relativo al mantenimento e alla difesa dell’apparato manifatturiero della nostra regione. Perché è chiaro che se si passa dalla cassa integrazione ai licenziamenti, il colpo che ci viene inferto si sviluppa su una duplice dimensione: quella delle persone colpite e quella della riduzione della dimensione industriale manifatturiera della nostra regione.

In questo senso lanciamo una prima proposta che pensiamo debba essere discussa nei tavoli che dovranno essere attivati, che è quella di elaborare tutte le risposte possibili che evitino i licenziamenti.

La seconda proposta che lanciamo, tenendo conto dei dati sull’occupazione,è di costruire un percorso che consenta di articolare un vero e proprio piano per il lavoro della nostra regione. Un piano per il lavoro che si ponga l’obiettivo di innalzare il tasso di occupazione e che sia incentrato sui seguenti settori: valorizzazione delle dimensioni innovative del nostro apparato manifatturiero, (meccanica fine, energie alternative, tessile di qualità) innovazione della nostra filiera del terziario e del commercio, oltre che dei centri storici della nostra regione con la valorizzazione dei beni architettonici museali ed artistici di cui il nostro territorio è ricco.

Il piano per il lavoro deve essere costruito in stretto raccordo con l’Università e con i centri di ricerca, anche privati, utilizzando fondi pubblici e privati su cui è opportuno uno studio di fattibilità.

L’altro punto qualificante che pensiamo costituisca parte fondamentale della nostra piattaforma per l’Umbria è quello di difendere e ammodernare il nostro sistema di welfare. Il modello sociale umbro presenta tratti avanzati e di integrazione che vanno estesi e non ridotti; in questo senso il taglio pesante operato dal Governo nazionale nei confronti della regione dell’Umbria, rischia di essere un colpo che incide sulle basi strutturali del nostro sistema. Dobbiamo mettere in campo iniziative di contrasto adeguate come quelle rappresentate dalla compartecipazione alla spesa, allargando il metodo dell’ISEE, combattendo le false denunce e l’evasione fiscale.

L’altro terreno è quello rappresentato dalle riforme del sistema endoregionale, che superi sprechi,qualora ci fossero e sovrapposizioni, nella consapevolezza che il lavoro pubblico costituisce una risorsa e che va contrastata la logica diffusa e banalizzante, funzionale ad una strisciante privatizzazione, della sua criminalizzazione.

Inoltre riteniamo che vada messo in atto un piano che contrasti la crisi e che sviluppi la contrattazione di 2° livello nella gran parte delle attività produttive della nostra Regione.

Per questo chiediamo l’apertura di un confronto a Confindustria, Confapi, CNA, Confartigianato, Confesercenti, Confcommercio, CIA, Coldiretti e Confagricoltura per:

a) Definire un sistema certo di relazioni sindacali industriali di carattere bilaterale sugli obiettivi complessivi e lo sviluppo del sistema economico regionale;

b) Dare seguito all’avviso comune con le associazioni di impresa firmato il 30.07.08;

c) Modificare l’atteggiamento delle associazioni datoriali che finora non si sono misurate con coraggio e coerenza necessarie alle sfide che le riguardano più direttamente e cioè: innovazione, ricerca, crescita dimensionale delle imprese, internazionalizzazione, rafforzamento delle relazioni industriali e della contrattazione aziendale capitalizzazione di impresa governo e gestione dei passaggi generazionali;

d) Estendere la contrattazione di 2° livello aziendale e/o territoriale in particolare per ciò che riguarda il salario, la sicurezza sul lavoro, i livelli di produttività, i regimi di orario e l’organizzazione del lavoro;

e) La ridefinizione di un sistema di incentivi pubblici alle imprese basato su criteri di selettività, qualità strategica degli investimenti e di premialità, queste ultime da riservare a quelle imprese che operano all’interno delle norme di legalità (in particolare sulla sicurezza e sul rispetto dei contratti di lavoro nazionale e integrativi) e comunque disponibili a concordare con le OO.SS. l’applicazione di specifici indicatori di qualità (certificazioni ambientali e di responsabilità sociale, accordi sindacali per formazione, sicurezza e superamento della precarietà, contrattazione aziendale per la finalizzazione e la redistribuzione della produttività).

f) Rafforzare l’iniziativa sulle multinazionali. La nostra Regione vede la presenza di oltre 50 imprese multinazionali e la loro presenza strategica è fondamentale per l’economia dell’Umbria. Riteniamo necessario individuare tutti gli strumenti per una loro piena integrazione con il tessuto socio economico umbro.

g) Riportare al centro il tema della qualificazione e valorizzazione dell’industria della nostra Regione che è strategico e fondamentale infatti la sfida che lanciamo al sistema delle imprese e alle stesse istituzioni è relativa all’esigenza di valorizzare una delle caratteristiche fondamentali dell’economia della nostra Regione.

h) Aprire un confronto, con il sistema delle imprese e con gli enti pubblici, per dare consequenzialità pratica all’avviso comune del 13.5.08 riferito al contenimento degli appalti del 15.07.08;

i) Confronto sulla costituenda azienda regionale dei trasporti e sulla definizione del sistema organico dell’agenzie sui servizi pubblici locali;

j) Incentivare l’iniziativa su prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro. Gli ultimi incidenti nei luoghi di lavoro testimoniano il riemergere di un problematica molto critica per la nostra regione;

k) Apertura di un confronto con l’Università degli studi e dell’Università per stranieri sotto i tagli alla ricerca e alla formazione operati dalla Gelmini mettono fortemente a rischio il ruolo dell’Università e della ricerca. Su questo occorre sostenere l’iniziativa dei lavoratori del settore anche per stabilire un rapporto stretto tra realtà produttiva ed industriale.

Con questa proposta di piattaforma pensiamo di coinvolgere l’insieme della nostra organizzazione con i lavoratori ed i pensionati per riaprire tavoli di confronto.

Si tratta di proposte che puntano ad una nuova stagione di vertenzialità e su questi punti, evidentemente, auspichiamo che si possa riaprire un utile terreno di confronto e di iniziativa anche con CISL e UIL. Una unità nuova del sindacato, a partire da posizioni chiare e non subalterne, è una prospettiva alla quale non abbiamo mai rinunciato, perché pensiamo sia utile alla democrazia del paese e agli interessi dello sviluppo e della coesione sociale della Regione dell’Umbria. Inoltre, dopo l’attivo regionale dei quadri e delegati del 19 di ottobre che verrà concluso da Guglielmo Epifani, pensiamo di arricchire questa piattaforma con ulteriori iniziative di approfondimento sui seguenti punti:

1.Il ruolo dell’industria e del manifatturiero per una nuova qualità dello sviluppo.

2.Innovare e difendere il modello di coesione sociale della nostra Regione, il valore del lavoro pubblico, la non autosufficienza, la centralità del welfare.

3.Sul tema diritti individuali e collettivi un iniziativa sulla modernità dello statuto dei lavoratori a 40 anni dalla sua approvazione.

Perugia, 5 ottobre 2010

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